La faccenda dei due marò

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La faccenda dei due marò

Nella foto i due sfortunati pescatori uccisi dai marò italiani a largo di Kochi il 15 febbraio 2012.

La faccenda dei due marò italiani è complicata e piena di misteri, è difficile parlarne con cognizione di causa. Ci sono solo due aspetti inconfutabili: il comportamento del nostro governo e il duplice omicidio di due lavoratori onesti e innocenti. 150 mila euro a famiglia, questo è l’ammontare del risarcimento concordato tra Italia e India per i congiunti dei due pescatori uccisi dai nostri marò. Quando la notizia fu divulgata qualche mese fa la moglie di Massimiliano Latorre si augurò che il governo italiano avesse per i Girone e i Latorre la stessa attenzione riservata ai familiari dei pescatori. Non stiamo parlando di grosse cifre, in ogni caso è sempre bene sottolineare che la tragedia tocca a noi cittadini pagarla – errori del governo compresi – per cui la signora Latorre avrebbe potuto riflettere prima di esprimersi rammentando cosa è veramente successo due anni e mezzo fa. Se la stessa cosa fosse accaduta a due lavoratori italiani? Se fossero stati uccisi per mano di due militari indiani cosa avremmo pensato e come avremmo reagito? Nessuno ricorda come reagimmo all’ingiustizia quando due aviatori di una base militare NATO tranciarono i cavi di una seggiovia uccidendo delle persone? La tragedia del Cermis ci umiliò tutti.

Che la grossolanità e l’incompetenza delle nostre istituzioni siano la causa del protrarsi della permanenza dei marò in India è un dato certo e immaginiamo quanto debba essere penosa la lontananza forzata soprattutto quando una malattia aggrava la situazione. La perizia presentata all’epoca dei fatti per scagionare i due militari avrebbero potuto scriverla Totò e Peppino: era falsa, perfino la firma in calce al documento non apparteneva a un ingegnere ma accanto al nome compariva ugualmente la dicitura “Ing.” Il governo in carica diede il peggio di sé nella gestione di tutta la vicenda facendoci perdere a livello internazionale quel poco di faccia che ci è rimasta. Tutte queste considerazioni non cancellano la realtà dei fatti perché è stato commessolo ripeto, un duplice omicidio ingiustificabile.  Adesso salta fuori un’altra notizia tutta da verificare: Latorre e Girone avrebbero costretto il capitano della nave – sulla quale prestavano un servizio privato – a testimoniare il falso dichiarando che i pescatori erano armati e dunque li si poteva confondere con dei pirati. Quando torneranno in Italia – e ce lo auguriamo tutti, per carità – almeno non li si accolga come due eroi della patria : sono due brave persone che hanno giocato a difendere la nave da un attacco immaginario, ma sicuramente non sono eroi e non vanno trattati da eroi.

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