Se Cirinnà fallisce è colpa delle donne

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Se Cirinnà fallisce è colpa delle donne

Il ddl Cirinnà potrebbe subire contraccolpi a causa dI SNOQ (Se Non Ora Quando) e di quanti esprimono il loro dissenso sugli uteri in affitto? Così si dice. Si doveva aspettare che il decreto legge passasse? Poco importa che in Parlamento le varie formazioni politiche non abbiano ancora raggiunto posizioni omogenee, poco importa che l’Italia sia vergognosamente ultima in Europa nella definizione dei diritti degli omosessuali: una volta trovato il caprio espiatorio la classe dirigente politica si autoassolve.  

“Il bambino è oggetto di un abbandono pianificato, e anzi viene concepito allo scopo di essere abbandonato”                                                                              

Se il ddl Cirinnà fallisce è colpa delle donne. In Italia c’è il Vaticano, punto primo. L’Italia è provinciale e partigiana, punto secondo. Il punto primo, a meno di non spostare tutto ad Avignone, purtroppo è iincontrovertibile. Il punto secondo distrugge – per ogni tema serio e per ogni questione importante – la possibilità di una discussione dialettica serena, che tra l’altro servirebbe a tutti per meglio comprendere. Niente da fare, qui si formano subito le fazioni contrapposte, si etichetta tutto, si ingabbiano le parole e perfino le intenzioni, si fanno i distinguo e si litiga sempre. Adesso le donne (ma anche gli uomini) che si sono permesse di tirar fuori l’argomento surrogacy sarebbero superficiali e per qualcuno perfino omofobe!! Avrebbero dovuto attendere che la legge fosse approvata? E cosa c’entra il ddl Cirinnà con la surrogacy? Niente. L’articolo 5 del ddl parla di estensione della genitorialità sul figlio del partner. Qual’è il problema? Il problema riguarda la doppiezza e l’ipocrisia dei politici. Il dibattito sulla questione uteri in affitto è vivacissimo in Europa e negli USA, non si capisce perché qui da noi esso debba favorire chi non vuole la legge, chi approfitta e fa confusione per lasciare le cose come stanno.

Prendere posizione proprio ora (è già molto tardi, in verità) diventa un atto inopportuno e si trasforma in un motivo per colpevolizzare soprattutto le donne: ” Ma non hanno capito che così facendo la legge rischia di subire modifiche se non addirittura di essere bocciata?” Chi lo dice sta scherzando, spero, oppure ha una coda di paglia lunga chilometri. Siamo ultimi in Europa per quel che concerne i diritti degli omosessuali a causa dei rapporti opportunistici che i governi hanno sempre intrattenuto con il clero e con l’elettorato cattolico e ora se le cose dovessero andare storte si cerca di scaricare le colpe da un’altra parte? Non c’è mai nessuno che abbia il coraggio di assumersi le proprie responsabilità politiche ed etiche per aver lasciato per anni milioni di persone LGBT senza tutele e in condizioni di sentirsi sempre esposte e indifese.

In Parlamento le cose stanno così: UdC, NCD, una parte di M5S e di SC sono contrari alla stepchild adoption. Il PD è favorevole mentre la minoranza cattolica del partito vorrebbe sostituire nel ddl Cirinnà l’adozione con l’affido. Questo guazzabuglio basta e avanza per ridimensionare le speranze di quanti vorrebbero che l’Italia si modernizzasse ed entrasse a far parte dei 28 Stati in cui anche alle coppie omosessuali è consentita la stepchild adoption.

Il fatto che la surrogacy da noi sia vietata non è una ragione per disinteressarsene o per accantonare il discorso a data da destinarsi, dato che essa riguarda nella stragrande maggioranza dei casi le donne molto giovani che vivono in condizioni di indigenza. Anche in altri Paesi tale pratica è proibita, eppure se ne parla tantissimo e da molto tempo senza problemi perché è giusto e urgente affrontare questo tema. Non è normale ritenere procrastinabile l’obbligo morale di prendere parte a un dibattito che riguarda quasi esclusivamente coppie eterosessuali benestanti, le quali costituiscono l’85% di coloro che si rivolgono alla surrogacy.

Ci vuole una specializzazione per essere contrari alla mercificazione del corpo femminile? C’è un momento giusto per farlo? E chi lo stabilisce? Bisogna chiedere il permesso per dissentire dall’abitudine narcisistica e sempre più radicata di crederci – tutti – in diritto di fare quello che ci pare sfruttando pure la debolezza delle donne se occorre? A chi sostiene che vi sono casi diversi e che esistono donne consapevoli che prestano l’utero con piena cognizione di causa bisogna rispondere che si tratta di eccezioni perché la realtà dei fatti mette in evidenza soprattutto un rapporto molto squilibrato tra chi chiede un servizio  e chi lo offre. La realtà è anche il mercato nero parallelo, la realtà è specialmente scarsa assistenza sanitaria e psicologica, la realtà è anche l’abuso, la realtà è che una persona non è un’incubatrice e che non si può comprare e vendere la qualunque. L’etica la buttiamo alle ortiche?

“La tratta e la schiavitù sono già un crimine riconosciuto e condannato a livello internazionale, invece contro l’utero in affitto, la forma più odiosa di sfruttamento del corpo delle donne, bisogna combattere. Siamo ancora in tempo” LUISA MURARO – fondatrice Libreria delle donne Milano.

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