Unioni civili più un rimpianto che una vittoria

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Unioni civili più un rimpianto che una vittoria

Unioni civili più un rimpianto che una vittoria. La riforma della scuola è decisamente brutta e carente, il jobs act è un’apertura al licenziamento facile e alla precarizzazione del lavoro, la riforma del Senato un pasticciaccio che serve a rafforzare l’esecutivo, la legge elettorale è sospettata di incostituzionalità in alcune sue parti e se ne occuperà la Consulta: di che cosa stupirsi se la nave delle unioni civili giunge in porto dopo aver perduto parte del suo carico perché ha subito un certo numero di assalti pirateschi? La Cirinnà (già formulata maluccio) effettivamente è stata svilita e il risultato lascia tutti con l’amaro in bocca. Meglio di niente, certo, lo dicono tutti: lo dicono per stanchezza, per sfinimento. Lo scopo è sempre lo stesso: ci si accontenta per sfinimento. Visto che finalmente diritti fondamentali sono stati comunque riconosciuti agli omosessuali dando forma a un paese più moderno – il che fa bene a tutti e non soltanto agli omosessuali –  ci si tura il naso di fronte al fatto che adesso appare chiaro che Alfano e Verdini contano moltissimo e che le intese sono diventate larghissime, con Vedini e i 18 voti di Ala, non determinanti ma sicuramente utili, soprattutto a delineare il presente e il futuro: il Partito della Nazione è pronto.

Hanno votato la fiducia in 173, i voti contrari sono stati 71, ma i 18 voti di Ala hanno fatto sì che si superasse la soglia dei 161 voti a favore. 173 meno 18 fa 155. La scorsa settimana Verdini – guarda caso – è salito al Colle. Adesso dovrebbe salirci Renzi, perché il governo è cambiato. L’egemonia culturale della sinistra è morta ed è stata sepolta sotto tonnellate di pragmatismo, nonché di tentativi (tutti riusciti, purtroppo) di far passare riforme che se le avesse fatte la destra ci sarebbe stato un armagheddon. Proprio giorni fa leggevo che Gianni Agnelli diceva in tempi non sospetti: “C’è bisogno della sinistra per fare le cose di destra”. Ora che per una volta hanno fatto una cosa di sinistra, e progressista, e liberale, vogliamo essere come le tre scimmiette di ceramica sul comò della nonna?

E’ evidente che la molla per legalizzare i diritti del popolo lgbt non viene dall’interno, non è conseguenza di una maturità politica o di una sincera convinzione: la molla è stata esterna, viene dalla UE, ed è scattata perché il tempo era scaduto e in tutto il continente solo noi italiani eravamo rimasti indietro. L’esempio esplicito del vuoto di cultura e dell’assenza di una onesta e chiara determinazione ce lo ha dato il Parlamento in questi giorni. Bisogna essere impermeabili come le foche e i trichechi per reggere alla pioggia di intolleranza, di volgarità e di malafede che è scaturita dalle nuvole nere della discussione politica sui diritti civili. Erano parte del gioco anche gli sketch di quei deputati che non riuscivano a pronunciare stepciaild adoscion.

La necessità di riparare a una mancanza annosa e ormai ridicola non ha potuto cancellare un dato di fatto: noi abbiamo un governo senza idee che ha il compito di portare a termine alcune direttive. Questo è, non altro. Del resto in queste ore la UE bacchetta il governo dicendo: “Sono necessarie le adozioni”. Ha vinto l’amore? Per me ha vinto l’inciucio, e in virtù dell’inciucio per fortuna s’è dato al popolo lgbt quel che gli spettava da tempo. Renzi passerà alla storia per questo ma se non fosse stato obbligato dal tic tac di un orologio si sarebbe comportato esattamente come aveva fatto Prodi quando governava

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