Bella idea l’arena

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Bella idea l’arena

Bella idea l’arena. Il ministro Franceschini ha annunciato in questi giorni di voler mettere in atto un progetto ideato da un archeologo – Daniele Manacorda – che restituirebbe al Colosseo la sua arena, e che farebbe ridiventare sotterranei percorribili quei luoghi che adesso sono aperti e visibili. Ne parlano tutti e pare che il progetto si realizzerà. Per carità, l’arena c’era, perché non ricostruirla posticcia? Ci sono i fondi? I privati darebbero una mano? In cambio soltanto di un pò di pubblicità o anche di altro? Il Colosseo già così com’è è maestoso e attrae milioni di visitatori da tutto il mondo, è un’icona pop dell’archeologia tanto per i giapponesi quanto per gli australiani, c’è proprio bisogno di intervenire lì piuttosto che riparare danni vistosi e vergognosi in altre città italiane oppure nella stessa capitale? Perché? Per farne un palcoscenico per concerti ed eventi? Il dubbio è più che legittimo, visto che la nuova filosofia di servirsi di un pò di glamour per fare quattrini non solo non guasta ma piace: sappiamo quanto siano apprezzate le serate dei percorsi di luce alla Reggia di Caserta lluminata come Las Vegas, con musiche e torpedoni per un giro notturno e suggestivo, sappiamo quanto riesca bene un concerto al Circo Massimo o al Colosseo, e immaginiamo il particolare effetto suggestivo della famosa cena organizzata per Morgan Stanley in una chiesa del quattordicesimo secolo a Firenze. Sappiamo e non riusciamo a farci l’abitudine, siamo parte dell’alito debolissimo che ancora resiste al tentativo di fare andare in asfissia narrativa la cultura e la bellezza in sé, quella bellezza che non deve servire ad altro se non a testimoniare il passato e a insegnarci la storia, deve essere guardata e spiegata, non arredata, non commercializzata. Se proprio Franceschini volesse fare qualcosa di veramente utile dovrebbe consegnare nelle mani di personale competente non solo il Colosseo ma decine e decine di siti archeologici mal gestiti.

L’Italia cade a pezzi non solo metaforicamente, cadono a pezzi nell’abbandono e nell’incuria centinaia e centinaia di beni culturali di eccezionale rilevanza, veri gioielli. Cade a pezzi Pompei, cadono a pezzi almeno una ventina di monumenti in Sicilia meritevoli di cure e attenzioni, si degrada di giorno in giorno il castello di Govon a Genova, e poi ci sono parchi archeologici sparsi un pò dovunque, chiese, ponti, palazzi, affreschi, anfiteatri. Potremmo ridiventar ricchi con il solo incremento del turismo di qualità. Invece no, invece la tendenza è disneyzzare, la tendenza è americanizzare, utilizzare la storia per organizzare spettacoli pur di fare cassa. Il timore che anche il Colosseo possa diventare un divertimentificio è più che fondato. Il desiderio che, una volta ripristinata l’arena, il Colosseo “possa ospitare nelle forme tecnicamente compatibili ogni possibile evento della vita contemporanea” come si faceva nell’800 è stato espresso già dal professor Manacorda, lo stesso che voleva fare i campi per giocare a golf a ridosso delle Terme di Caracalla. Del resto, anche senza che ci fosse l’arena, al Colosseo ci sono stati Paul Mc Cartney, Andrea Bocelli , Biagio Antonacci. Il binomio monumenti-spettacolo o storia-spettacolo sta prendendo piede in tutta Europa. In Germania si era pensato di ricostruire il muro di Berlino per farne un’ attrazione turistica, figuriamoci se dobbiamo storcere il naso noi quando qualche politico veneto chiede che l’arena di Verona possa avere una copertura in inverno, in modo da poterci fare spettacoli tutto l’anno. La miseria, si sa, aguzza l’ingegno.

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