I ciechi guidano altri ciechi

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Praticamente le cose stanno così: i ciechi guidano altri ciechi. E’ la democrazia, diceva Henry Miller. A me pare una roba né carne né pesce, perché non si può affermare che la nostra sia davvero una democrazia compiuta e non si può neanche dire che si tratti di regime. Quando sono arrabbiata coi governanti lo dico, che siamo in un regime, ma so che è tutto poco definito: né carne né pesce. Di certo e di inconfutabile abbiamo un solo dato: che il futuro ce lo siamo mangiato, è stato abortito non so dove, non c’è. E più sanno che noi sappiamo che non c’è più e più si affannano a fare gli ottimisti, e dicono “cool”, e dicono che l’Italia è bella e che ce la faremo. Non si tratta solo dell’Italia, tanto per cominciare. Si tratta di “dovunque”. Stiamo seguendo sempre lo stesso solco, le cose le leggiamo e le interpretiamo solo in un certo modo, come ci è stato insegnato. Metteteci  in una situazione diversa, nuova, e andiamo in tilt, perdiamo la testa. E dato che nella situazione nuova ci stiamo, abbiamo perso la testa. Stiamo andando a sbattere.

Quelli più ricchi cercano di riadattarsi come possono: mandano i figli all’estero , tirano i remi in barca e conservano gelosamente quel che hanno accumulato in passato, terrorizzati dai mercati, dalle guerre, da tutte le infinite variabili che minacciano di sfarinare all’improvviso la cassaforte; oppure trasferiscono i soldi e le aziende all’estero, licenziano per arginare le spese; altri partono per la Cina e si immergono in un mare di novità, respirano l’aria più inquinata del mondo, va bene, ma dentro quel gas c’è qualcosa che per loro è impagabile, un odore di ottimismo, la vertigine del “si può fare”. Quelli più poveri di risorse non ne hanno, quindi s’incazzano. In tutti e due i casi non si tratta di strade che possono condurre lontano, al massimo si ritorna al punto di partenza, perché il solco di cui sopra è circolare.

L’unica possibilità sarebbe prendere coscienza. E chi la fermerebbe un’umanità cosciente? Ma è una cosa pericolosa. Per dirla con parole non mie apro un libro di Henry Miller, “L’incubo ad aria condizionata”, scritto nel 1945, e cito quanto segue:

“Prendere coscienza non significa necessariamente che avrai due automobili e una casa tua con una televisione dentro. Significa che soffrirai ancora di più, questa è la prima cosa da tenere presente. Ma non sarai morto, non sarai indifferente, non sarai insensibile, non sarai preda della paura e del panico, non sarai nervoso, non tirerai uova marce perché non capisci.”

Ecco: voglio proprio sapere quanti sarebbero disposti a soffrire di più. Quattro gatti, probabilmente. Ci teniamo il nostro solco circolare e come andrà a finire lo scopriremo vivendo.

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