Come mongolfiere

Share

Come mongolfiere che non riescono a salire e c’è bisogno di alleggerirle per non farle oscillare e si comincia a gettare giù tutto quello che si può: così stiamo viaggiando noi, i cittadini del sud del continente Europa. A me piaceva molto l’idea di essere tutti insieme, credo che piacesse quasi a tutti, all’inizio. Adesso se uno chiacchierando al bar dice che l’Europa Unita e l’euro sono una bella cosa lo cacciano. Non siamo esperti di economia e di finanza, noi, non possiamo parlare di certe cose se non per come ci sembrano da casa nostra, per come ci hanno cambiato le vite nella pratica. E non ci vuole una sapienza particolare per dire che tutto è peggiorato, anche troppo. Basta dare un’occhiata ai dati, è semplicissimo.

Or ora abbiamo saputo che la Grecia ha cominciato a riprendersi. Ah, bene, stai a vedere che la troika funziona, abbiamo pensato. Anche la Spagna s’è ripresa un poco, e l’Irlanda. Un momento: in che senso? Perché è il senso e il significato che i governi danno alla parola ripresa che non è chiaro. Non dobbiamo dimenticare che la Grecia per rispettare i patti  ha dovuto svendere isole, spiagge, perfino montagne e siti archeologici agli stranieri. Dunque con questa troika oggi c’è più occupazione? Secondo i dati ufficiali la disoccupazione giovanile in Grecia tocca il 50%, quella totale è attorno al 23%, un po’ più bassa rispetto a prima della “cura”. Meno del 10% dei senza lavoro riceve un sussidio statale. Le famiglie stanno benino? Meglio? No, una famiglia su tre può perdere la casa perché non è in grado di mantenerla, non può pagare il mutuo o l’affitto. Oltre la metà delle abitazioni è mal riscaldata o meglio non riscaldata per motivi di risparmio, il 90% della popolazione ha ridotto drasticamente le spese per abbigliamento e divertimenti e più del 40% spende molto meno per l’alimentazione.

La sanità funziona? No, perché per raggiungere quel poco di sbandierata ripresa le politiche di austerità e i macroscopici tagli alla spesa pubblica hanno annientato tutele e welfare, quindi sanità e istruzione sono molto peggiorate, tanti ospedali hanno chiuso i battenti. Il 30% dei greci ha addirittura rinunciato alle cure mediche perché non può permettersele, le farmacie per solidarietà visitano i malati e somministrano medicinali. Il reddito delle famiglie greche è sceso di 2,6 miliardi di euro, il 44% dei greci ha debiti con le banche, e chi sta pagando di più sulla propria pelle questa situazione di profondo disagio sono i bambini. Unicef nel suo ultimo rapporto ci dice che la mortalità infantile è aumentata a causa della povertà e naturalmente nascono meno bambini perché mantenerli ha un costo. I minori sono diminuiti del 9% dal 2011, malgrado la presenza di bambini stranieri sia maggiore a causa dei flussi migratori. Ci sono 700mila bambini poveri e a rischio di esclusione sociale: questa cifra è altissima se si pensa che i greci sono 11 milioni.

Lasciamo stare la Grecia e allarghiamo lo sguardo a tutta la UE: i dati Unicef del 2013 registrano 7 milioni e mezzo di ragazzi NEET, vale a dire i giovani dai 15 ai 24 anni che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano. Sette milioni e mezzo di ragazzi perduti al futuro, più degli abitanti dell’Irlanda, della Finlandia, tanti ragazzi quanti sono gli abitanti della Svizzera. Inutile dire che la maggioranza di essi si trova a sud del continente. Quando ci dicono che Spagna e Grecia stanno uscendo dal tunnel si riferiscono a parametri macroeconomici e finanziari che rilevano dati e cifre del tutto indifferenti alla qualità della vita delle masse. Queste ultime stanno pagando un prezzo veramente troppo alto, anche dal punto di vista della salute mentale.

C’è qualcosa di sinistro nelle parole magiche che ci ripetono: riforme, tagli, privatizzazioni. C’è qualcosa di sinistro in questa messinscena. L’Europa è ancora avvolta nella sua personale leggenda, conserva la sua allure e il suo fascino, diciamo pure che non traballa, ha i suoi timori ma su al nord ancora non traballa: scricchiola. Se traballasse cambierebbe qualcosa anche per noi, in meglio. Ci tocca gufare vergognosamente e aspettare che i problemi raggiungano anche il nord perché ci si accorga della sofferenza dei più? Un po’ come con ebola: finché era un male africano non interessava a nessuno, appena s’è capito che viaggiava e poteva espandersi è diventata il male del secolo e s’è cominciato a pensare alle cure vere, ai rimedi efficaci e ai vaccini. Allora aspettiamo, come hanno fatto gli africani.

[contact-form-7 404 "Not Found"]

Feedweb for WordPress. v3.1.1

Share

I commenti sono chiusi.