Democrazia significa noi

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Democrazia significa noi

Dove la democrazia è sana si pensa e si dice “noi” perché ci si sente convintamente parte integrante di un sistema di valori condivisi, si è legati gli uni agli altri dagli stessi interessi. Il sentimento di appartenenza è una cosa bellissima e noi lo abbiamo perduto.

Democrazia significa noi: non è un regime perfetto, è un impianto politico difettoso come qualsiasi altro però c’è di buono che in democrazia tutti i cittadini appartenenti a uno Stato non si sentono estranei ai governi e al potere, non si oppongono ad essi come fossero entità separate o nemici da giudicare e condannare. Teoria? E’ praticabile, anche se non riusciamo più a immaginarlo. Possiamo renderci conto che il concetto del “noi” è possibile guardando appena fuori dai nostri confini, per esempio osservando cosa è accaduto nella vicina Svizzera a causa del maltempo. Anche lì a novembre ci sono state alluvioni e tempeste, anche lì le bombe d’acqua hanno causato allagamenti e due vittime, ma lì chi governa ha sempre fatto tutto quel che si deve fare per salvaguardare il territorio e l’ambiente, quindi i cittadini hanno imputato disagi e morti al clima e alla fatalità, nessuno si è scagliato contro i politici. I politici svizzeri sono puntuali come i loro orologi e buoni come la loro cioccolata: guadagnano poco, lavorano onestamente e alacremente per il bene comune e non tradiscono la fiducia di chi li ha votati.

Nel nord del continente la democrazia è reale, e dunque ci sono anche più soldi. Accade proprio così dove la democrazia è sana, dove si pensa e si dice “noi” perché ci si sente convintamente parte integrante di un sistema di valori condivisi, si è legati gli uni agli altri dagli stessi interessi. Il sentimento di appartenenza è una cosa bellissima, serve anche quando ci si deve unire per protestare e ribellarsi contro una qualche ingiustizia, contro una legge. In Italia questo sentimento l’abbiamo completamente perduto insieme a un bel po’ di altre cose essenziali per star bene: ci sono stati tolti dignità, diritti e fiducia.

Quando la democrazia si guasta succedono due cose, di solito: si protesta senza sosta e con civile accanimento oppure ci si involve, ci si chiude in se stessi, si diventa individualisti, nichilisti, si cede all’entropia. E’ il nostro caso, malgrado vi siano alcuni gruppi compatti (operai, no-Tav, studenti) che fanno eccezione. L’astensionismo è il segnale di un atteggiamento psicologico di abbandono e di depressione di fronte alla questione politica, ma politica è tutto ciò che facciamo, tutto ciò che ci circonda. Il fatto che metà degli italiani non si senta rappresentato sembra non preoccupare il premier, e la sua ingiustificabile indifferenza ferisce profondamente il tessuto sociale, lo lacera.

In questo momento la classe politica ci ripete instancabilmente che Roma è sana. Ancora una volta si vuole acconciare la realtà fingendo di non capire che Roma è lo specchio di tutto il paese da nord a sud, e che come è malata la capitale è malato tutto il resto. Lo scandalo mafia-capitale è la punta di un iceberg. C’è ben altro da sapere e da scoprire. Dopo aver visto La grande bellezza per cosa applaudivano e per cosa s’inorgoglivano i politici? Sorrentino faceva suonare le campane a morto e loro ringraziavano contenti. Fingevano di non capire. La maschera del potere è tragica, non possiamo aspettarci niente di diverso da quanto fino ad oggi e per decenni abbiamo visto e sentito. Toccherebbe a noi, che dovremmo sentirci corresponsabili, nessuno escluso. Purtroppo ci aggrappiamo a un equivoco di fondo: la casta è distorta e corrotta, dunque noi siamo estranei ad essa e non avendo alcuna responsabilità ci teniamo a distanza. Di tutti i personaggi storici di cui abbiamo memoria preferiamo somigliare a Ponzio Pilato. L’Italia è la patria dei Ponzio Pilato: da Berlusconi a Renzi, da Grasso a D’Alema, da Veltroni a Vespa, da Grillo ai giornalisti, dal lattaio all’ingegnere, dall’intellettuale alla segretaria, dalla maestra ai genitori ci laviamo tutti le mani e tiriamo a campare.

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