Dolce e Gabbana hanno superato l’esame

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Dolce e Gabbana hanno superato l’esame, sono stati promossi cittadini onesti, assolti perché il fatto non sussiste. Viva l’Italia. Non era vero che avessero costituito una società fittizia in Lussemburgo per evadere il fisco, la società c’era ma aveva scopi diversi, loro hanno sempre pagato tutte le tasse. Viva l’Italia. Dunque adesso gli stilisti meno eleganti dell’italian style si sono presi la loro rivincita: l’avevano ben gridato ai quattro venti, il loro sdegno.

Erano stati apostrofati con scarso riguardo dai soliti fanatici giustizialisti proprio nella città in cui da sempre risiedono e lavorano, dando lustro al paese intero, esportando nel mondo un modo di vestire che è anche un modo di pensare la vita, e di viverla: leggermente, accontentandosi di emozioni belle grasse ad alto costo ma piuttosto primitive, naif. La moda di Dolce e Gabbana, se la indossi, t’invade una sana ebbrezza pagana. Fa anche rima, è buona per lo spot di un profumo da girare magari in una chiesa sconsacrata o in una villa appesantita dallo sfarzo, coi maschi che hanno spalmato di olio tutti i muscoli e le femmine brune sospese tra libidine e alterigia. Uno li guarda e capisce che per loro è tutto un carosello di inviti e di ammucchiate, di volgarità e di viaggi, basta un pò di quel profumo e si può fare.

Dove manca l’innocenza sono tutti innocenti. E se qualche colpevole ogni tanto ci scappa gli si fa fare un pò di riposo forzato dentro casa, ma si tratta di qualche mese. In questo siamo dei veri pionieri, degli artisti: dopo un pò tutti gli scandali s’addormentano e non restano neanche più le cicatrici, niente di niente, chi ha fregato qualcuno e chi ha fregato una sessantina di milioni di persone viene trattato alla stessa maniera, passa sempre velocemente a nuova identità, si rifà una verginità dopo una penitenza da ridere e ritorna nel giro internazionale più convinto di prima: ha sentimento e notorietà, e questo basta. Viva l’Italia.

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