Giacomazzi non è un eroe

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Giacomazzi non è un eroe

Siamo talmente disabituati alla normalità da trovarla eccezionale : nel nostro paese un comandante che fa il suo dovere diventa un eroe, gli onesti sono eroi.

Giacomazzi non è un eroe, è il comandante di una nave e tutti i comandanti di tutte le navi del mondo non possono abbandonare la postazione fino all’ultimo minuto. E’ il loro compito finale in caso di incidenti. Non è un eroe, e questo non significa volerlo sminuire – per carità – significa semplicemente notare che in Italia tutte le cose normali, le persone normali e i comportamenti normali appaiono straordinari, mitici, eroici, appunto.

Un libero professionista che paga le tasse è un eroe, magari per molti è un fesso ma un fesso eroico, un possidente che affitta i suoi appartamenti con contratti regolari e non si fa pagare in nero è un eroe, un commerciante che paga sempre l’IVA e rilascia gli scontrini a tutti è un eroe e quando poi chiude il negozio perché essere onesti non paga diventa un eroe al quadrato, al cubo. Un politico che non ruba è un eroe, uno statale che lavora sul serio è un eroe, un industriale che non trasferisce all’estero capitali e fabbrica è un eroe in odore di santità, un giornalista che scrive cose che gli altri tacciono è un eroe e via così.

Questo dimostra che siamo talmente disabituati alla normalità da trovarla eccezionale. Tutto quel che ci manca è finito risucchiato in un gorgo a causa di un’implosione, è andato perduto giù in fondo, e la terra trasuda aria densa e umidiccia: ci si è appiccicata addosso, l’umidità, e sembriamo lumache affogate in una sauna alcolica. Se parli di onestà in questo paese le sensazioni che provochi sono solo due: che mastichi ipocritamente aria fritta e che vivi fuori dalla realtà. Spesso mi domando in che modo ci vedano gli altri, gli americani, i belgi, gli svedesi: gli altri che il senso della normalità ce l’hanno intatto. Uno come Verdini negli States starebbe ai margini, non potrebbe partecipare alla vita pubblica cooperando col governo, e uno come Berlusconi sarebbe stato dimenticato da almeno 10 anni, altro che permettergli di prendere decisioni sulle riforme costituzionali!  A Renzi i normali chiederebbero con severità di spiegare perché da sindaco di Firenze abitasse in un appartamento che non pagava, e pretenderebbero le dimissioni immediate di Poletti dopo aver guardato quella foto in cui al suo fianco c’è Buzzi e alle sue spalle un Casamonica in tenuta sportiva.

Poletti non si è mai chiesto come mai la cooperativa 29 giugno vincesse a man bassa decine e decine di gare d’appalto al ribasso, nessuno si è mai chiesto come mai una coop con 1200 dipendenti e un fatturato da 60 milioni non avesse mai fondi a sufficienza neanche per stipulare regolari contratti  di lavoro a tutti i suoi dipendenti.

Ce li teniamo tutti senza protestare, tutti. Inamovibili, con le loro facce toste, discettano e mentono spudoratamente e dicono la loro davanti a decine di microfoni e a decine di telecamere: i nostri telegiornali, i nostri notiziari, i nostri quotidiani che fanno da cassa di risonanza sono quasi tutti malati, esattamente come noi. Il nostro Pil cresce solo grazie alle mafie e al malaffare, lo sappiamo, ci disgustiamo ma andiamo avanti sempre alla stessa maniera, andiamo a dormire la notte pensando se non sia il caso, in fondo, di offrire un’altra possibilità in cambio di un po’ di pace.

Le feste natalizie hanno oscurato il film orripilante di Mafia Capitale, l’hanno interrotto, edulcorato, annacquato. Adesso pure quella storia sa di panettone e fichi secchi. Ne abbiamo avuto abbastanza di notizie scabrose, basta, in un giro di cappelletti in brodo tutto è scomparso come per incanto. L’ultimo giorno dell’anno, nel suo ultimo discorso alla Nazione, l’anziano Presidente della Repubblica ci avvertirà per l’ultima, ennesima volta: state buoni, ci vuole stabilità, costi quello che costi. Perdere tutto ma non la stabilità. Auguri.

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