Gli scandali scoppiano e si spengono

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Gli scandali scoppiano e si spengono rapidamente quando si tratta di milioni. Ci raccontano un fatto increscioso e ce ne parlano per qualche giorno, poi all’improvviso puff, finisce tutto e non sappiamo quasi mai com’è andata, anche se siamo diventati pratici e possiamo immaginare. Chi ricorda lo scoop dell’offshore? Nell’aprile del 2013 si parlava soltanto di questo, si diceva che fossero venuti fuori i nomi di oltre 100mila super ricchi che nascondevano cifre da capogiro nei paradisi fiscali. 100mila Paperon De’ Paperoni sparsi in 170 paesi del globo, tra i quali naturalmente figurava pure l’Italia con ben 200 nomi, noti e meno noti. Di quei nomi ce ne svelarono tre o quattro, uno di essi era l’ex commercialista di Tremonti. I pezzi grossi rimasero tutti anonimi. I giornali rivelarono le malefatte di personaggi stranieri defunti (Gunter Shacs) o già troppo esposti, sui quali non valeva la pena di mantenere più alcun riserbo. Gli articoli su quotidiani e tabloid erano tutti molto eccitanti, un pò stile Cronaca vera, ed evocavano catastrofi: La terra trema per 200 italiani! Cosa accadrà adesso? Scoop mondiale. Sembravano annunciare l’inizio di una nuova era, di un nuovo mondo in cui i super ricchi, colti con le mani nel sacco, da quel momento non potessero più sottrarsi alla legge.

E poi cos’è successo, in sostanza? Poco e niente. Nel giro di poche settimane lo scandalo si è perso per strada, è molto probabile che nessuno o quasi nessuno abbia rischiato granché, né dal punto di vista economico né dal punto di vista legale. In grande è successo quel che in piccolo vediamo e sentiamo praticamente da sempre. Moltissimi imprenditori, personaggi famosi del mondo dello spettacolo, dello sport, della finanza una volta scoperti come evasori fiscali hanno chiesto e ottenuto uno sconto, un bel forfait e tutto si è sistemato. Quei signori dopo essere stati condannati e dopo aver pagato solo una piccola parte dei debiti accumulati con lo Stato hanno ricominciato bellamente a evadere. Ci si sente giustificati e non sleali perché le tasse sono troppo alte, un salasso continuo. In altri Stati o negli USA gli evasori corrono il rischio di finire in galera e di perdere una posizione, In Italia non sono per nulla spaventati o preoccupati ma piuttosto seccati per il troppo zelo con cui talvolta li si persegue. Gli tocca prendere maggiori precauzioni.

La Svizzera per esempio offre delle buone opportunità ai milionari che intendono fare le cose per bene, nel rispetto della legalità. E’ sufficiente che prendano la residenza svizzera e che trascorrano lì almeno sei mesi e un giorno all’anno per evitare l’odiosa incombenza di dover pagare la tasse nel proprio paese d’origine. Naturalmente non devono svolgere alcuna attività lavorativa e dimostrare un reddito non inferiore ai 150mila euro. Se hanno questi requisiti, pagano solo nel Cantone in cui hanno la casa e godono della tassazione forfettaria, una bella soluzione che in parole semplici non calcola le tasse in base al reddito e neanche in base al patrimonio ma solo tenendo conto delle spese correnti, del tenore di vita del residente. Un signore arcinoto che con questo metodo paga soltanto l’1% di tasse in Svizzera è lo svedese Invar Kamprad, il proprietario di Ikea, un tipo geniale che ha inventato il design per i comuni mortali e che ha insegnato a tutti che per avere una casa arredata con gusto non c’è alcun bisogno di essere ricchi. L’1% di tasse! Di furbi come Kamprad ce ne sono molti, non mancano neanche in Italia. Solitamente si fanno finanziare dalle nostre banche e dallo Stato – quindi dai cittadini – quando le loro imprese vanno male, però le tasse le pagano fuori, dove conviene. Qualsiasi cosa facciano ci sono milioni di fessi che ci rimettono.

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