ISTAT: Al sud meno bulli che al nord

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ISTAT: Al sud meno bulli che al nord

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“Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare la causa, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgurato scoscendere d’una vita, più greve ogni giorno, immedicato.” Carlo Emilio Gadda – La cognizione del dolore

Ma cosa vuoi farci, preferisco la povertà dei napoletani al benessere della repubblica italiana, preferisco l’ignoranza dei napoletani alle scuole della repubblica italiana, preferisco le scenette, sia pure un po’ naturalistiche, cui si può ancora assistere nei bassi napoletani, alle scenette della televisione della repubblica italiana”. Pier Paolo Pasolini

Un recentissimo dato ISTAT rivela che al sud, dove vivono molti più poveri che nel resto del paese, a scuola gli atteggiamenti aggressivi degli adolescenti nei riguardi dei coetanei e dei docenti sono considerevolmente meno frequenti che al nord. Un bello smacco per chi ritiene che il bullismo e l’aggressività siano strettamente correlati all’ignoranza e al ceto sociale di provenienza.

Quel dato statistico si può spiegare in molti modi. Per me è conseguenza (anche e non solo) del rapporto che le madri meridionali instaurano generalmente coi figli. Uno psicologo infantile – D.W.Winnicott – definiva “paradosso della solitudine” quel processo mentale che ci permette, da piccoli, di imparare a sopportare la solitudine. La sopportiamo e la gestiamo correttamente in maniera direttamente proporzionale alla consapevolezza di non essere in realtà mai soli. Al sud è facile riscontrare l’attitudine positiva – anche inconsapevole – ad allevare i figli in modo che essi avvertano sempre la presenza fisica e psichica della madre. Durante la crescita i figli non sperimentano quasi mai il senso dell’abbandono, sono talmente fiduciosi del sostegno materno da riuscire a separarsi dalla madre e dalle altre figure parentali precocemente e senza traumi, convinti della totale attendibilità di quella figura nei loro confronti. Questo significa che nelle famiglie meridionali vi è un’interazione fantastico/affettiva fortissima, che è utile quando si esce di casa e si socializza.

Quando una madre si assenta si serve dei parenti e dei vicini di casa per l’affidamento dei figli piuttosto che di asili nido o baby-sitter. Ciò non accade solo laddove domina la scarsità di mezzi economici: molti nonni si sentono più offesi che sollevati quando gli si preferisce una baby-sitter.  La tendenza – soprattutto in provincia – ad accorpare un’intera famiglia nello stesso stabile fa sì che i nonni, gli zii e i cugini siano raggiungibili percorrendo qualche rampa di scale. La famiglia mononucleare esiste, ma in questi casi è letteralmente circondata. Manca la privatezza, forse manca l’aria perché si è soffocati da troppe interferenze ma non manca la solidarietà. L’adolescente meridionale riconosce l’altro in sé e riconosce sé nell’altro molto facilmente proprio in virtù del carattere affiliativo tipico del sud, carattere che rende imprescindibile la ricerca di sostegno amicale o di intimità con gli altri. Al sud è frequente il contatto ininterrotto con l’esterno, con la strada, il che favorisce l’acquisizione di una certa spregiudicatezza e di una buona dose di realismo. Ci si abitua a gestire le differenze tra sé e l’altro in maniera molto naturale. Questo spiega la spiccata capacità di adattamento dei meridionali che emigrano.

Quando si va a scuola si deve interagire da soli con gruppi di coetanei estranei al proprio mondo e con gli insegnanti, che rappresentano le regole, l’istituzione. Se si è in grado di rivivere lo stesso tipo di relazione stabilita con i familiari si cerca l’unione, la protezione, si mette in moto l’affettività e si può stabilire un senso realistico del rapporto con gli altri, mettendo in conto che esso può riservare difficoltà e rapporti impari. Se invece si avverte l’estraneo come ostile perché si cresce in contesti in cui il rapporto con gli altri è determinato dalla riservatezza più che dalla spontaneità e dalla creatività espressiva, può accadere che ogni scacco, ogni delusione, ogni tentativo fallito di integrazione generi insicurezza. Quest’ultima si può trasformare in una spinta all’aggressività.

C’è molta più Controriforma in certe asserzioni pregiudiziali che in tutte le trappole affettive e devozionali che certe mamme meridionali, ostinate e malinconiche, tendono ai loro figli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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