L’ignoranza giova al potere

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L’ignoranza giova al potere

L’ignoranza giova al potere. L’informazione nel nostro paese non è per niente libera, non è imparziale e non è neanche completa. Lo sappiamo, del resto nelle classifiche mondiali figuriamo sempre ben al di sotto del cinquantesimo posto. Per Beppe Grillo stampa, giornalisti e televisione sono un’ossessione. Li attacca – e non sempre a torto – un giorno si e l’altro pure. La cifra stilistica della sua maniera di comunicare è il paradosso, ma per quanto ci si voglia sforzare a difenderne il carattere iperbolico o “teatrale”,  certi gesti come la segnalazione dei peggiori “pennivendoli” sul suo blog rivelano inequivocabilmente che Grillo ha una vera e propria idiosincrasia per le critiche, anche quando provengono da voci amiche. Le critiche gli danno l’orticaria, e non è un bene né per lui, né per il movimento né per noi cittadini. 

Perché non è un bene neanche per noi? Perché Grillo segnala alla nostra attenzione le menzogne o le omissioni che riguardano direttamente lui e la sua formazione politica con una meticolosità e una pignoleria esasperanti. Somiglia a quelle mamme insopportabili che vanno a scuola del figlio a perseguitare gli insegnanti perché non hanno capito niente del loro meraviglioso ragazzo. Di questo passo tra breve ci saremo completamente assuefatti, già si odono parecchi “di nuovo? uff”. Il tema “informazione libera” così si perde nelle nebbie, oscurato da un equivoco: se fosse vero il contrario? Se fosse il leader del movimento a non amare la libertà di stampa? Se Grillo si vuole battere per la libertà di stampa deve mettere da parte i suoi vistosi tic narcisistici, i capricci e i personalismi, deve seguire un’altra via che superi la sua opinabile intransigenza e che indichi con chiarezza l’argomento. Le persone – a parte i fedelissimi acritici sostenitori del M5S – vogliono poche chiacchiere, non ne possono più di exploit e liste dei “cattivi”, le cose si dicono con serietà e linearità. A meno che i destinatari dei messaggi di Grillo non siano principalmente  i diciottenni, il che è probabile. Non se ne accorge, ma anche lui e qualcuno dei deputati alimentano l’ignoranza, si, proprio quella che giova ai potenti. 

Ai tempi in cui i radicali e Marco Pannella subivano lo stesso trattamento che i media e la politica oggi riservano al movimento, Pannella usava ripetere come un mantra che la televisione impediva al suo partito di esprimersi, urlava infuriato questa cosa – verissima – in continuazione. Non ottenne risultati. il Pr, che tutti dobbiamo ringraziare se non altro per i referendum su aborto e divorzio, è rimasto sempre ai margini malgrado la foga e l’attivismo di Pannella, fino a sbiadire. Molti opinionisti insistono nel voler trovare similitudini tra il movimento e la lega ai suoi esordi, ma la Lega agiva sullo stesso terreno della politica tradizionale, ne ricalcava le orme e fingeva di discostarsene solo attraverso un linguaggio diverso. Invece il M5S ha molto in comune con il partito radicale, che a suo tempo costituiva una novità al limite del rivoluzionario perché aveva intrapreso una strada e un dialogo con le persone comuni che era del tutto sfuggito non solo al potere ma anche alle opposizioni. Esattamente quel che ha fatto il movimento più di trent’anni dopo – e questo è il suo merito –  ma con pochissima testa e troppa pancia, disordinatamente e con una organizzazione che fa acqua da tutte le parti.     

Se Grillo e i suoi deputati (Di Battista) smettessero di far confusione con argomenti che è facilissimo attaccare e che gli si ritorcono contro, se solo si volessero concentrare con razionalità e dedicarsi a tre o quattro temi di politica interna importantissimi per il paese, potrebbero svolgere il loro fondamentale compito che non è solo politico ma che è sociale: tutti, anche chi detesta il movimento, abbiamo bisogno dell’opposizione, perché opposizione significa democrazia, significa pungolare il potere, fare i cani da guardia per conto dei cittadini. Finora un’opposizione veramente seria e utile in realtà il M5S ce l’ha scippata. E’ finita che gli errori gli si sono rivoltati contro, ed è un bene. Le persone hanno bisogno di tutt’altro che chiacchiere e tribuni.

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