L’ipocrisia del governo

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L’ipocrisia del governo

I politici – sostenuti sempre dalla maggioranza dei media – vedono ciò che vogliono vedere ed ignorano ciò che noi dobbiamo ignorare.

L’ipocrisia del governo sostanzialmente è accettata ed è condivisa. Ci impiegano ben poco per farci emozionare, basta insistere su un particolare per ore, per giorni, e la razionalità sparisce come per incanto. La premessa è d’obbligo: le proteste e le manifestazioni sono belle quando sono vivaci ma pacifiche, quando non spuntano fuori molotov e mazze. Sono belle quando non si indossano travestimenti e maschere e quando non si devastano auto, negozi e banche. Detto questo, sulle reazioni ai fatti di Milano c’è molto da ridire. I media – il 99% di essi – e gran parte dei rappresentanti dei partiti politici hanno fatto l’applauso al ministro Alfano e alle forze dell’ordine per non aver creato occasioni di scontro fisico con i violenti, in modo da “non cadere nella trappola”.  Nessuno si è ferito, nessuno si è fatto male, qualche decina di contusi lievi sono un bel risultato. Mi chiedo però se esista solo lo scontro fisico per proteggere una strada, una città. Non c’era nessun altro metodo che si potesse adottare per bloccare i devastatori, per evitare che andassero dove gli pareva a fare quello che gli pareva? Si è parlato di diversivi usati per distrarre e confondere le forze dell’ordine, ma ci avevano assicurato che lo spiegamento di forze quel giorno fosse straordinario. Hanno lasciato pure incustodita la Terra dei fuochi per far correre tutti gli uomini in divisa a Milano e il risultato quale è stato? Che il centro di Milano pareva la Terra dei fuochi. Mi chiedo anche se i nerovestiti fossero infiltrati che con la manifestazione no-Expo non avessero proprio nulla a che fare. Naturalmente non c’è una risposta, ognuno è padrone di credere quel che vuole, ma che fossero una parte del movimento o meno, erano sicuramente individui preparatissimi, in una maniera che presuppone un’ organizzazione durata mesi. Arrivavano da tutta l’Italia e anche dall’estero. Prevenire non si poteva? E perché non si poteva? La prevenzione s’è fatta entrando nei centri sociali per sequestrare più che altro utensili spacciandoli per strumenti di offesa.

Dopo l’applauso al ministro dell’interno abbiamo dovuto sopportare (e ancora va avanti) tutta la retorica sui cittadini che subito hanno coraggiosamente rialzato la testa e hanno ripulito le loro strade e i loro negozi. Bravi lo sono di certo, questo è assolutamente fuori discussione, ma l’insistente grancassa mediatica costruita intorno alla loro civile laboriosità si addice a situazioni diverse, diciamo la verità: un terremoto, un tornado, un’alluvione, la calata degli Unni. S’è capito che bisognava distrarci dai contenuti della protesta e s’è capito che il popolo non dovesse avere il tempo di guardarli un po’ più da vicino per conoscerli, i manifestanti seri, quelli senza mazze né volti coperti, però quando Pisapia ha invitato in corteo i cittadini milanesi per la condanna collettiva dei violenti al grido di “nessuno tocchi Milano” m’è sembrato che si sfociasse nella manìa di persecuzione. Neanche si fosse a Genova al G8. Neanche si fosse a L’Aquila a fare la conta dei morti e dei danni. La classe politica ha dato un’importanza spropositata ai beni mobili e immobili distrutti, ed è la stessa classe politica che quando i delinquenti mettono a ferro e fuoco uno stadio e una città per una partita di calcio e che per il tifo ammazzano, non organizza cortei e non inventa slogan. E’ la stessa classe politica che non s’indigna e non fiata quando i cittadini che manifestano pacificamente a Bologna a due giorni dai fatti di Milano vengono prontamente manganellati e feriti. E’ la stessa classe politica che per chiamare tortura l’assalto alla Diaz ha aspettato che glielo imponessero dal nord del continente.

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