Paola Taverna ha le idee confuse

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Paola Taverna ha le idee confuse. “Io nun so’ ‘n politico, io nun so’ ‘n politico, so’ der Quarticciolo, a cento metri da qua. Questi nun so’ razzisti, qua nessuno è razzista.” Sono alcune delle parole che ha pronunciato quando è arrivata a Tor Sapienza e le hanno detto che lì non ce la volevano, che doveva andarsene. Che non è un politico lo si vede subito: è una donna, è una politica, ed è una vera pasionaria. Che i disordini di Tor Sapienza avessero una solida e inconfutabile matrice fascista e razzista non si può negare. Se non si riesce ad ammetterlo vuol dire far pratica d’ ipocrisia proprio come hanno fatto gli altri da bravi politici navigati, vuol dire fingere per comodo di non capire che il disagio sociale non si manifesta con l’aiuto di un manipolo di forzuti armati e senza volto. Oppure vuol dire che si è ideologicamente e culturalmente molto tolleranti verso gli atteggiamenti violenti, intimidatori e xenofobi che nessuna esasperazione può giustificare o mitigare.

Sappiamo tutti che il m5s non è di sinistra e non è di destra, ce l’hanno spiegato sin dall’inizio che queste sono categorie avariate, antiquate. E’ per questo che Taverna, come Grillo e Casaleggio e come i suoi colleghi di partito, oscilla. ‘Na vorta de qua, ‘na vorta de llà. I politici che hanno sfilato nel quartiere romano dopo le proteste ai danni di persone incolpevoli sono stati i leghisti, i fratelli d’Italia, e la Taverna, che come gli altri voleva approfittare dell’occasione ma ha sbagliato i tempi, s’è fatta precedere. Marino è fuori questione, è andato a Tor Sapienza non da esponente PD ma da sindaco: se avesse rinunciato a prendersi la sua dose di fischi e male parole avrebbe fatto la figura di Renzi che quando sente odore di guai svicola.

Dunque, cara cittadina deputata Taverna: questa storia che chi non si sporca le mani non è politico anche se sta nel Palazzo da due anni deve finire, anzi è già finita. S’è visto a Tor Sapienza e s’è visto a Genova con Grillo: i cittadini ormai identificano anche i pentastellati col potere, esattamente come i loro avversari politici. La purezza è perduta, è un caro ricordo sbiadito, la verginità è perduta. C’è dell’altro: i cittadini pensano che rivolgersi al movimento non torni utile. Ogni partito ha il suo ruolo, anche il movimento s’è dato il proprio, e questo ha il valore di un’assunzione di responsabilità. L’opposizione la fanno le minoranze, il m5s non è – non era – un partito di minoranza. Ha fatto una scelta e ne paga tutte le conseguenze. Aleggia il sospetto disturbante che si sia accontentato semplicemente di occupare uno spazio vuoto, quella voragine che s’era creata tra cittadini e istituzioni, senza voler realmente agire. Se non ci si mette in mezzo sul serio non ci si può fare carico dei rischi e dei problemi degli altri. ‘Na vorta de qua, ‘na vorta de llà, il movimento si farà sorpassare pure da uno come Salvini. Voleva fare l’apriscatole, poi ha preferito fare il congelatore di voti. In questo una certa coerenza c’è: è rimasto in cucina.

 

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