Un autoritarismo suadente

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Autoritarismo suadente

Nell’aria c’è qualcosa che opprime, malgrado il vuoto istituzionale, malgrado l’assenza di brutalità o di violenza. Non so come si possa definire un potere che ignora e immobilizza le masse nel nome della stabilità. Non so come si possa denominare una politica che agisce al servizio di banche e liberismo e contro le persone. E che strada prende un Paese che riduce il Parlamento a mero apparato formale senza più funzioni né ruolo? Spartirsi le poltrone e formare i governi senza dover rendere conto a nessuno e prescindendo dal voto degli elettori non è altro che l’imposizione apparentemente gentile di un modello autoritario rimodernato, ripulito eppure ugualmente asfissiante. Le intenzioni della classe dirigente vengono imposte come le sole possibili, i media fanno da cassa di risonanza cosicché le coscienze degli uomini e delle donne si deformano e addirittura si degradano fino ad arrivare all’accettazione dell’abnorme che diviene normalità. Pasolini scriveva negli anni ’70 che il fascismo di Mussolini non riuscì a fiaccare né ad alterare le coscienze, cosa che ben più tardi il potere democristiano seppe invece fare, per la prima volta nella storia. Se oggi Pasolini fosse ancora qui direbbe probabilmente che questa fase rappresenta il secondo tentativo di modificare antropologicamente le masse, modellandole perché aderiscano serenamente ad interessi “altri”, che non riguardano loro ma che obbediscono alle logiche dei cosiddetti poteri forti. Il vuoto non si riempie mai, cambiano soltanto le facce ma non i risultati né i contenuti perché i politici in realtà non governano più: amministrano secondo regole dettate altrove.

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