Quando parliamo di Ue

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Quando parliamo di Ue

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Quando parliamo di Ue e della possibilità di migliorarla noi parliamo a vanvera, come se le regole che dobbiamo rispettare fossero state concepite da gente distratta e in buona fede, come se quelle regole potessero davvero essere uguali per tutti (non lo sono affatto e non lo saranno mai), come se dall’unione scaturissero i medesimi vantaggi e i medesimi oneri per ognuno degli Stati membri, uniti in un abbraccio solidale.  Non è assolutamente così. I vincoli soffocano le persone, le aziende e le amministrazioni locali molto più al sud che al nord dell’Europa. Ciò non è dovuto alla famigerata corruzione e nemmeno all’incapacità dei governanti. Sono corrotti anche gli altri, e di incapaci ve ne sono a iosa dappertutto. E’ la moneta, ma adesso non è di questo che voglio parlare. Voglio parlare degli aiuti di Stato, un tabù inviolabile. Vediamo bene che in questo momento la rigidità viene meno e aleggia un certo possibilismo. C’è una ragione, ed è quella del più forte.

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Tra banche commerciali e banche d’affari la differenza è abissale, ragion per cui esse in passato agivano separatamente. Una banca commerciale si occupa della gestione dei risparmi, di intermediazione creditizia: è una banca per famiglie, per clienti “normali”, per piccole e medie imprese. Una banca d’affari invece è una banca sistemica, si occupa di tutt’altro, è così grande in termini di attivo da giungere in certi casi a superare perfino il Pil di uno Stato.  Una banca d’affari è innanzitutto dedita alla speculazione finanziaria, a operazioni estremamente rischiose che sono ovviamente molto redditizie. Oggi vi è una completa commistione tra le due attività. Che cosa succede da quando non sono più separate tra loro?  Succede che i semplici risparmiatori possono perdere tutto quello che hanno in caso di crisi dell’istituto bancario. Il trading speculativo è un gioco d’azzardo che le banche d’affari effettuano utilizzando anche i risparmi dei clienti, spesso a loro insaputa. I cittadini ignari partecipano al gioco assumendosene i rischi senza trarne alcun beneficio: se si guadagna non ci guadagnano, se si perde e si fallisce loro pagano. Le nuove regole UE hanno stabilito una bella scaletta per la gestione dei rischi in caso di fallimento di una banca d’affari, che va salvata sempre, perché se salta lei salta anche tutto il sistema. La scaletta, come si sa, è questa: i primi ad essere coinvolti sono gli azionisti, i quali perdono tutto; i secondi sono gli obbligazionisti; i terzi sono i risparmiatori, quelli che hanno depositato in banca somme superiori ai 100mila euro, chiamati in causa se la somma ricavata dalla disponibilità di azionisti e obbligazionisti supera l’8%. Oltre l’8% – alla fine della catena umana – è contemplato l’intervento UE, secondo regole molto precise e non discutibili. Praticamente la UE arriva dopo che i singoli risparmiatori hanno subìto un’ingiustizia e dopo che gli imprenditori piccoli e medi hanno licenziato parte dei dipendenti oppure tutti, dovendo chiudere l’azienda per aver perduto il denaro.

Visto che la UE impedisce l’intervento dello Stato per il salvataggio delle imprese e delle banche, ogni volta che noi abbiamo chiesto di poter agire con il denaro pubblico per mettere in sicurezza le imprese (e di conseguenza i lavoratori), la risposta è sempre stata negativa, NEIN! Prima i parametri, prima i vincoli, poi – sempre se è il caso – l’economia reale e le vite delle persone. Le abbiamo accettate, quelle regole crudeli che sono state scritte a tutto vantaggio dei banchieri e del liberismo globale? Ce le dobbiamo tenere. La Germania no, lei può fare come le pare. Deutsche Bank è sull’orlo del baratro, un Titanic: ebbene, ecco che spunta la possibilità di fare eccezioni e di tralasciare il bail-in, ecco che si comincia a parlare della possibilità di ricorrere agli aiuti dello Stato, fino a ieri rifiutati come una bestemmia. Coloro che amministrano Deutsche Bank e altre disastratissime banche tedesche hanno bisogno di 150 miliardi, e questa ingente somma – se le sofferenze bancarie non dovessero cessare – verrà erogata. Questa è l’unione europea nei fatti, signori. A noi hanno continuamente rimproverato un comportamento irresponsabile, ci viene detto sempre che siamo corrotti e non rispettosi delle regole, eppure guarda un po’: i crediti non esigibili, vale a dire la spazzatura, vale a dire i derivati di Deutsche Bank e delle altre banche tedesche, superano il 20%: ammontano a 55 mila miliardi di euro, 20 volte il Pil tedesco, e 6 volte il Pil di tutta la zona euro. I derivati delle banche italiane toccano appena il 5%. La mazzata finaleper i tedeschi  arriva dagli USA, che chiedono alla Deutsche Bank un risarcimento di 14 miliardi per la crisi dei subprime.  Chi sarebbero gli incauti, e chi sarebbero i corrotti? C’è chi cambia le regole se serve, e c’è chi non può farlo perché non conta niente e deve solo obbedire.

 

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