Quel vizietto

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Quel vizietto

Dove si parla di Gomorra la serie, ovvero dello strano vizietto della produzione, a cui capita sempre la disgrazia di avere rapporti coi camorristi quando viene a Napoli   

Quel vizietto la produzione della serie Gomorra non riesce proprio a toglierselo, perché ogni volta che scende in Campania a girare non può fare a meno di  creare un coinvolgimento con la camorra. La prima volta – l’ho ripetuto e lo ripeterò ancora visto che lo trovo scandaloso – la cosa fu così lampante ed eccessiva da provocare un’indagine della magistratura: si pagarono (o si sarebbero dovuti pagare secondo gli accordi) 30 mila euro a un potente boss per l’affitto della sua villa, e per strafare si affidò alla sorella di quel boss il catering per tutta la troupe e per tutto il tempo delle riprese. La seconda volta compare un bimbo di 10 anni – figlio e nipote di due camorristi – che ha avuto una particina di pochi minuti nella settima puntata. Si dice “Embè? Gli errori dei padri non ricadono sui figli, che c’entra il bambino con gli adulti?” Nessuno ce l’ha col bambino, e nessuno lo ritiene responsabile di alcunché. Il problema è che proprio la sorella del bimbo in questione aveva cantato tempo fa in una trasmissione Rai e suo padre era perfino apparso sullo schermo scambiando qualche parola con la ragazza. Saviano aveva denunciato la cosa ponendo l’accento su “il mondo degli appalti che riguardano lo spettacolo da sempre infiltrato.” Parole sue. Adesso non si scandalizza, è muto. Muto rimase anche due anni fa quando venne fuori la storia della villa del boss. Il problema è la ragione che sta dietro alla scelta del bambino. Ci deve essere per forza una ragione, e ce lo insegna proprio lo scrittore, no?

Scampìa è un quartiere pieno di bambini i cui familiari non hanno niente a che fare con la camorra e a cui sicuramente farebbe molto comodo guadagnare qualcosa: lì di persone agiate non ce ne sono, a parte i delinquenti. Come mai non hanno preso uno di quei bambini per girare quella scena? Come mai hanno scelto proprio un parente dei camorristi? Distrazione? Impossibilità di controllare nomi, cognomi e alberi genealogici di tutte le comparse? Può essere, ma anche no. In quella scena si vedono parecchi bimbi e ragazzetti, ma tutti fanno da sfondo: l’unico che deve recitare, l’unico che figura in primo piano e che dialoga con l’attore è imparentato con due camorristi. Non ritenerla una casualità è lecito, così come è lecito notare e disapprovare l’evidente doppia morale di Saviano, che quando non ne ha voglia non denuncia né si scandalizza.

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