Una riforma al mese ci salverà.

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Una riforma al mese ci salverà. E’ questo lo slogan renziano. Le riforme sono considerate un elemento fondamentale perfino per poter discutere con Merkel e per ottenere credibilità in Europa. Dalle riforme dipende qualunque cosa, ragion per cui bisogna salutarle con inchini ed applausi a prescindere, non importa se sono fatte male, non importa se qualche professore si indigna, non importa se gli annunci e le promesse di risparmio sono falsi e non corrispondono alla realtà: le riforme Renzi le fa, e noi dobbiamo recitare in coro “eppur si muove”, pensare unanimemente che è meglio una riforma sbagliata piuttosto che nessun cambiamento.

Nessuno pensa che l’Italia non abbia bisogno di riforme, razionalmente è preferibile mantenere le distanze dal pressappochismo, magari dando un’occhiata al testo già approvato che abolisce le province senza abolirle e che dovrebbe favorire il risparmio. Questo risparmio (300 milioni circa) è la conseguenza dell’eliminazione delle elezioni nei consigli provinciali e dell’eliminazione delle indennità, però non c’è ancora la possibilità di dimostrare che il caos inevitabile che sommergerà funzioni e competenze porterà ad aumentare le spese fino a superare le cifre del passato. Qualcuno ha già fatto i conti, ma se siano giusti lo vedremo nel giro di un anno o due.

Il governo insiste sul fatto che l’aumento evidente di consiglieri e amministratori non costerà un solo euro in più ma omette di spiegarci che i costi lieviteranno a causa delle difficoltà che i sindaci già super indebitati incontreranno nello svolgimento di tutte le attività  territoriali. I sindaci hanno da tempo le mani legate a causa del patto di stabilità, non possono prendere decisioni neanche riguardo al ripristino del manto stradale, figuriamoci d’ora in poi come potranno autonomamente scegliere cosa fare, come e soprattutto col benestare di chi. La confusione è tanta, pari all’ottimismo e alla sicurezza del premier.

Lo spirito reazionario che aleggia su tutte le riforme renziane non risparmia neanche la riforma delle province: il pericolo preponderante sarà quello della diffusione delle privatizzazioni dei beni e dei servizi sociali, il che significa che lo stato sociale si impoverirà ancora e che chi potrà spendere sarà servito, per tutti gli altri pazienza. Lo scopo di Renzi è togliere poteri alla politica per evitare sprechi e posizioni di privilegio dando la gestione dei servizi dei vari comuni in mano ai privati. Privatizzare significa aumentare la concorrenza e quindi migliorare la qualità delle offerte, così si dice. Questo è un assunto generico, che nel caso in questione non corrisponde al vero: per la gestione dei trasporti o dei rifiuti dove sono le folle di competitori? Non ci saranno mai, dunque i servizi resteranno sempre uguali, non è detto che saranno migliorati, i comuni non potranno più gestire e decidere e i cittadini diventeranno semplicemente dei compratori.

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