Tu non lo sai ma ti sta spiando

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Tu non lo sai ma ti sta spiando. Obama, Google, il grande fratello? No, il tuo partner. Non con gli appostamenti e gli inseguimenti in auto a debita distanza, quella è roba vecchia. Il tuo lui o la tua lei, con una spesa molto contenuta, ti tiene sotto controllo anche da casa. Ha acquistato una app per monitorare il tuo cellulare che non ha niente da invidiare ai sistemi professionali e sa tutto di te. Con chi parli, quante volte al giorno, che tipo di messaggi ricevi, e se ti inviano foto o video. Tu prendi appuntamento con l’amante? Chi ti sta spiando sente tutto, in diretta, magari con l’effetto surround, chi può dirlo. Può anche bloccare le telefonate in arrivo sul tuo telefonino, se ne ha voglia: clic, fregato, prova pure a richiamare per tutto il giorno, cretino, io sto qui apposta a salvaguardare la coppia. Il risultato è che le applicazioni sul tipo di MySpy sono intelligenti ma frigide, c’è molto cervello e poche viscere, soprattutto poca fatica. Col MAC spoofing (un trucchetto facile facile) si spia perfino tutto quello che avviene su whatsapp. Per tutte queste tecniche è sufficiente impossessarsi del cellulare da spiare per non più di tre minuti.

Cosa? Hai provveduto con delle contromisure? Hai acquistato anche tu un pacchettino di applicazioni che è un capolavoro per neutralizzare gli spioni? Certo, c’era da immaginarselo: adesso i curiosi non hanno più accesso alle tue telefonate in arrivo o in uscita, hai bloccato la possibilità di leggere i tuoi messaggi, di guardare le tue foto, e la schermata del tuo cellulare, apparentemente innocua, fotografa chiunque tenti di dare una sbirciata all’iphone o di manometterlo mentre ti stai facendo la doccia. Questa sembra già un’ammissione di colpa. Se non hai proprio niente da nascondere per quale motivo hai blindato il cellulare?  Chi crede che queste abitudini siano praticate da pochi si sbaglia: ho letto per esempio che Inghilterra il 62% degli uomini e il 34% delle donne controllano il cellulare del partner o dell’ex. E’ impressionante, mette l’ansia. E’ come sporcare un pezzo di sé, mettersi a spiare qualcuno. E’ come intaccare qualcosa che non si dovrebbe toccare mai, come l’amor proprio e il rispetto, non solo dell’altro ma di se stessi.

Trascurando i problemi di coppia e le paranoie dei gelosi patologici, questa storia dello spionaggio a buon mercato può coinvolgere molti altri aspetti della vita privata: si può voler spiare un concorrente, un rivale, un dipendente, il proprio datore di lavoro, un collega, un ex amico, un parente. In teoria la privatezza è sacra, in pratica non esiste più. Un contrabbando generale di notizie più o meno importanti e di pettegolezzi ci avvolge come in una ragnatela. Lo spionaggio al dettaglio ha messo nel sacco tutte le nostre chiacchiere, tutto diventa trasmissibile in linea diretta. Non ci sono più le mezze stagioni e non ci sono più nemmeno i segreti.

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