Una scrittura trans-mentale

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Una scrittura trans-mentale

 

Questo post è inserito nella categoria “recensioni”, ma non si tratta di una recensione, perché El Horno di Bo Summer’s sfugge a tutte le regole e non si può (almeno io non posso) far altro che descrivere o tentare di descrivere le sollecitazioni che è capace di offrirci.

Una scrittura trans-mentale – come la definirebbero i futuristi – trascina i lettori di El Horno in un mondo i cui frequentatori hanno la stessa sostanza e la stessa potenza dei personaggi di una tragedia greca nonostante gli sforzi compiuti dallo scrittore per allontanare ogni solennità. Bo Summer’s racconta una storia senza rispettarne la trama, frantumandola, facendo l’equilibrista e costringendo chi legge a sposare la sua attitudine ad annaspare con le braccia per avanzare su un filo sospeso nel vuoto, ma anche a smaniare, a togliere il fiato e ad aggredire. A me è successo proprio questo, di sentirmi aggredita da una successione di scene, oppure dall’inversione dell’ordine delle vicende, dalle parole senza virgole e senza punti. Si vive in un clima rovente dall’inizio alla fine, ma tutto avviene e si comprende a pezzi, a morsi, per nuclei staccati. La particolarità di El Horno sta proprio nella struttura della narrazione, che è studiata e calcolata in maniera tale da non restituirci neanche per un attimo la visione di una realtà involgarita o ingabbiata in un qualunque stampo interpretativo.

Non c’è niente di scontato in questo lavoro, non c’è l’ipocrisia del rispetto e non c’è pudore, se per pudore s’intende quel genere di riserbo impiegatizio che ci soffoca con tutte le sue incrostazioni perbeniste. El Horno insidia la sicurezza dell’ordine costituito tutte le volte in cui a lato delle parole, in una zona d’ombra, si riesce a scorgere quello che è stato taciuto: la metafora, forse, di un tempo presente e futuro in agonìa, e quella più vasta di un continente vecchio e vicino al crollo. Nella luce notturna e sintetica , nell’atmosfera iperrealistica di stralunate attitudini – crude, eppure talvolta perfino un po’ mélo – si annida l’angoscia dell’irreparabile, la voglia di un finimondo che non è altro che la struggente nostalgia di qualcosa che si è perduto per sempre e di qualcosa di incantevole che è ancora da venire.

“Tutto viene giustificato e incasellato, in questo libro, con teorie sessualmente scorrette che rasentano il barbaro tentativo di una sublimazione celeste. Combattere la morale contraddittoria che da un lato spinge alla vergogna e dell’altro mercifica il sesso e traspone i corpi come meglio crede, come più gli comoda, li banalizza rendendoli accettabili…” scrive l’autore in quella che definisce una “quasi prefazione” al libro e che invece è simile al gesto paterno o materno dell’amico che precede e protegge, l’amico di cui parlava Carmelo Bene, capace di raccontarci e di spiegarci agli altri senza equivoci.

La festa erotica “terribilmente anni ’80” è un colorito tumulto da caravanserraglio, è scaramanzia, è il rumore che vuole sovrastare e distruggere la solennità e la crudeltà della peste – l’AIDS – per salvaguardare la purezza del mito, che dev’essere immemore come lo è il gioco, e caparbio come l’egoismo, che sempre arrocca e si trincera in luoghi che pretende immutabili. Gli anni ’80 sono un buon appiglio per restituirci l’immagine di un mondo frenetico, ammaliante ma già segretamente agonizzante, nel quale gli omosessuali crearono una comunità e una cultura definite e chiuse, che col tempo i teorici queer hanno in parte decostruito.

El Horno non è facile, malgrado la scorrevolezza. L’ autore non ritiene necessario che si cominci a leggerlo da pagina uno ma io non ci ho neanche provato. Fate come vi pare, cominciate da pagina 30, dalla fine, procedete a zig zag ma cominciate. L’ebook si può ordinare qui: www.ebooks.gaiaitalia.com

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