Veronica Maya e la liberazione delle donne

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Veronica Maya e la liberazione delle donne, ovvero storia di una recidiva. E’ la seconda volta che la bella signora lascia scivolare il corpetto e mostra in pubblico il seno. Oopss. La prima volta accadde durante gli Oscar della moda, stavolta il seno s’è visto su Rai 1, mentre la Maya imitava Madonna. Wow, che evento. Far salire alle stelle gli indici di ascolto a colpi di tette è una trovata che ancora funziona. Se nella storia degli esseri umani la sessualità si fosse sviluppata con semplicità e naturalezza, alla pari di un gioco, e se uomini e donne si fossero conosciuti ed esplorati a vicenda in maniera ludica il sessismo non esisterebbe, e neanche le teorie freudiane sarebbero state necessarie. Invece non è andata così. Da millenni il pensiero evangelico ha inculcato una netta distinzione tra l’amore platonico, sublimato, e quello erotico, carnale. Niente avrebbe potuto essere più efficace della cultura giudaico-cristiana per reprimere gli istinti, per farci elaborare i sensi di colpa e per farci vivere l’eros in maniera complicata, infantile e a volte anche nevrotica.

In realtà l’amore ha sempre assunto molte forme diverse: eterosessualità, omosessualità e perfino incesto. Era necessario, indispensabile controllare le pulsioni sessuali. Il sessismo si è sviluppato così, istituzionalizzando la sessualità, sottomettendola alla procreazione e di conseguenza separando con una distinzione rigida i ruoli maschile e femminile. Che cosa c’entra con questi discorsi il seno di Veronica Maya? C’entra tantissimo. La visione del seno nudo, inaspettata e fuori contesto, ha provocato molte reazioni di entusiasmo e alcune critiche. Noi tutti vediamo nudi femminili e maschili tutti i giorni, a cinema, sul web, sui giornali: dovunque. Non ci facciamo troppo caso. Fuori contesto però la nudità è concepita come peccaminosa e diventa eccitante manco fossimo ai primi del secolo scorso. Veronica Maya ha rappresentato, in una trasmissione per famiglie, la donna com’era nel secolo scorso. Pasolini definirebbe la scenetta un pò clerico-fascista. Il conduttore che minimizzava ed evocava i veri scandali ha rafforzato la sensazione di falsa tolleranza e falsa modernità.

La signora Maya con quell’effetto vedo-non vedo e con una finta inconsapevolezza ha giocato per far parlare di sé, per suscitare desiderio, per ricevere complimenti e togliersi di dosso la sua aria da Zecchino d’oro, da maestrina timorata e un pò fredda. Ha vinto dal punto di vista commerciale, nel senso che si è autopromossa con grande scaltrezza. Siamo nel 2014 e in Italia le donne continuano a mostrarsi come oggetti sessuali, sono conservatrici per comodità e per praticità,  per un pò di fama in più. Non sto facendo un discorso moralista, è esattamente il contrario. Sono proprio il moralismo e il “senso del peccato” a rendere piccante l’episodio in televisione. Questo dovrebbe suscitare ilarità ma anche un pò di preoccupazione. Se le donne continuano a rappresentare il solito cliché della seduzione intesa come ammiccamento un pò “prude” noi non avremo mai una rivoluzione sessuale vera, che parte dal concetto di uguaglianza, e non supereremo mai il qualunquismo fisiologico che ci affligge.

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