Si scrive accoglienza e si traduce militarizzazione

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Si scrive accoglienza e si traduce militarizzazione

Si scrive accoglienza e si traduce militarizzazione. La crante Cermania sventola sotto il naso di greci e italiani la letterina con l’avviso di procedura d’infrazione: non sappiamo fare bene i compiti, non riusciamo a prendere le impronte digitali ai richiedenti asilo, con le schedature poliziesche andiamo a rilento, e anche coi rimpatri di coloro che non hanno i requisiti per assurgere al ruolo di rifugiati. Menzogna: lo scopo è militarizzare sempre di più, e ci arriveremo, complice lo spauracchio del terrorismo. Schengen nel 2016 diventerà un ricordo, le frontiere “calde” (Ungheria, Repubblica Ceca, Croazia, Austria, Spagna, Macedonia, Grecia, Bulgaria e Turchia) sono già piene di militari, – i migliori sono addestrati dalla Nato – di carrarmati, cingolati, armi, idranti, gas, filo spinato, insomma s’è approntato tutto il bendiddio atto al respingimento. Per mare lo schieramento è proprio da guerra: unità navali a iosa, sommergibili, fregate, portaerei, elicotteri, aerei militari, droni. Il Mediterraneo – più che teatro di salvataggi – è scenario di affondamenti, dirottamenti, arresti e perquisizioni.

La sindaco di Lampedusa l’ha spiegato bene: ha detto che tutto quello che ha voluto fare e che sta facendo l’Europa è cercare di ritardare il più possibile e con ogni mezzo il piano di accoglienza solidale dei migranti. Strombazzato ai quattro venti come un inno umanitario che merita applausi a scena aperta, il piano di accoglienza è in realtà un piano studiatissimo di respingimento, di chiusura, di lento ma inesorabile sterminio e infine di militarizzazione del continente. La sindaco più ospitale d’Europa ha dichiarato che il piano prevede in teoria 24mila ingressi in Italia e 16mila in Grecia nel corso di due anni, però è stato congegnato in maniera tale che questi 40mila ingressi avvengano senza alcuna fretta: ci vorranno almeno dieci anni, altro che due! Significa che si continuerà a morire come prima e quasi certamente più di prima, significa che la burocrazia rallenterà, significa che gli internamenti dureranno molto più del dovuto e del consentito e significa che i diritti umani saranno come al solito ignorati.

Human Right Watch ha denunciato lo scorso dicembre ciò che avviene al largo delle coste turche, ma si tratta di una denuncia parziale e tardiva: gruppi di militari vestiti di nero e coi volti travisati partono dalle coste turche con imbarcazioni veloci e speronano i barconi dei migranti diretti in Grecia facendoli affondare. Picchiano donne e uomini. La denuncia naturalmente non riguarda le milizie greche e turche ufficialmente autorizzate che in sostanza se occorre agiscono allo stesso modo. E’ arrivato il nuovo anno e non si sa ancora chi siano quei “misteriosi” militari che parlano inglese, non si sa se in seguito alla segnalazione di Human Right Watch gli speronamenti siano terminati o vadano avanti come prima, soprattutto non si riesce a comprendere come mai in un tratto di mare controllatissimo Frontex, Nato e guardie costiere non vedano nulla, non s’accorgano di nulla e non riescano a intervenire per tempo. La distanza che intercorre tra le coste turche e greche è minore di quella che separa Napoli da Capri eppure anche gli incidenti non provocati da terzi si susseguono a ritmo regolare e serrato: annegano centinaia di persone, tanti bambini.

La UE ha regalato oltre tre miliardi di euro a Erdogan perché gestisca i flussi migratori ma questa “gestione” andrebbe chiamata col suo vero nome. Se non si vuole che dalla Turchia i migranti partano alla volta delle coste greche che cosa si fa? Gli si impedisce di partire e li si caccia o li si interna, meglio ancora li si fa fuori se riescono a imbarcarsi. Se ci raccontassero la verità la conta dei morti crescerebbe di molto e avremmo tutti consapevolezza del fatto che l’Europa sta risolvendo il problema in maniera sinistra e raccapricciante.

 

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