Lo stupro come offesa all’uomo

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Lo stupro come offesa all’uomo

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Il padre di due dei tre minorenni che si sono costituiti dopo gli stupri di Rimini è stato intervistato. Ecco che cosa ho letto su Il Fatto Quotidiano: Gli ho detto di andare subito dai carabinieri. Può capitare che uno rubi un telefonino, ma non che uno violenta una donna. Se hanno fatto una cosa del genere devono pagare […]” Al punto in cui erano le indagini i ragazzi non avevano scelta, sarebbero stati acciuffati di lì a poco, così l’uomo ha capito che presentarsi spontaneamente fosse la cosa migliore. “Devono pagare” è la sola frase che oggettivamente gli faccia onore: tanto di cappello per questo. L’intervista continua così: “Dovevano dire la verità e non dovevano stare zitti per una settimana intera […] Sono stati fortunati. Io lo so come funziona il giro. Gli errori li ho fatti anche io. Mi sono ubriacato, ho rubato, ho fatto risse. Quindi, primo, con la transessuale hanno rischiato perché potevano essere rintracciati dal protettore. Ma poi hanno rischiato anche per la violenza alla donna polacca. Perché, lo dico chiaro, se qualcuno violenta una delle mie donne, mia moglie o mia madre o mia figliaio lo ammazzo. Dopo il patatrac mettersi nelle mani della giustizia in fondo salva la vita.

Si tratta di un marocchino di 54 anni che vive in Italia da molti anni e che ha un lavoro onesto. I suoi figli sono nati e cresciuti qui ed erano già noti alle forze dell’ordine perché spacciavano. Il padre ha un suo codice di comportamento, sviluppato facendo esperienza “nel giro” da ragazzo. E’ il codice di comportamento di chi ha assaggiato la strada, e prima di mettere la testa a posto ne ha fatte di tutti i colori, ma fino a un certo punto. Le donne no, quelle non si toccano. Egli considera fortunati i figli perché sono ancora vivi: nella graduatoria dei reati, lo stupro è un gioco pericolosissimo che non vale la candela, più o meno il senso è questo. La donna viene considerata “proprietà” maschile: di un pappone, di un marito, di un padre, i quali – offesi – lavano l’onta col sangue. La donna non sembra essere titolare di un diritto, essa in base alle regole non scritte della società patriarcale appartiene a un uomo, al quale spetta il compito di proteggerla e di difenderla. L’intervistato non si è reso conto del pricipio che ha affermato ed è ancora più grave se noi altri non ci facciamo caso. Lo stupro è un crimine devastante non perché chi lo commette sta più tempo in galera rispetto al ladro, e men che meno perché ci si mette in condizioni di finire accoltellati da un maschio inferocito. Il padre dei ragazzi potrebbe non aver saputo spiegare il suo pensiero, fatto sta che nelle sue parole il principio etico e morale viene totalmente annullato da considerazioni pragmatiche che per quanto mi riguarda sono agghiaccianti.

Le periferie, il degrado, la miseria, l’ignoranza e la voglia di comperare scarpe firmate inducono alla devianza. Difficilmente ci si salva dal compromettere gravemente la propria situazione: un conto è stare in bilico davanti a una fossa melmosa, un conto è caderci dentro. I ragazzi marocchini avevano incontrato un “maestro” ventenne che li stava aiutando a diventare due criminali senza appello. E’ quel che succede ai nostri ragazzi quando entrano a far parte di un branco malavitoso o – peggio – quando incontrano le mafie che promettono guadagni facili: per loro è finita. Le carriere dei delinquenti sono sempre determinate dalla medesima causa: il risentimento per la mancata integrazione nella società civile. Nel caso degli immigrati di seconda generazione il problema dell’integrazione è enorme e ancora sottovalutato non soltanto dai governanti italiani bensì da tutto il consesso europeo. Questa è la ragione per cui sono convinta che le cose peggioreranno col passare degli anni.

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