Muore Casaleggio non il M5S

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Muore Casaleggio non il M5S

A sessant’anni se n’è andato Gianroberto Casaleggio, il co-fondatore di un movimento politico anomalo e innovativo il quale – piaccia o non piaccia – ha avuto la capacità di occupare in breve tempo un ruolo di rilievo e di intercettare i malumori e la delusione dei cittadini. Del fatto che il M5S sia servito a stabilizzare il sistema piuttosto che a “rovesciarlo come un calzino” si discuterà in seguito. 

Muore Casaleggio non il M5S. Schivo e riservatissimo, Casaleggio parlava poco e leggeva molto. Secondo Dario Fo la sua cultura era stratosferica, non esisteva testo che lui non conoscesse. Aveva come tutti gli esseri umani limiti, pregi e difetti. Attraverso la divulgazione delle sue idee o visioni del mondo prestava spesso il fianco a critiche, feroci ironie, equivoci. Fatto sta che ha saputo – dal niente – immaginare, creare e condurre al successo un movimento che ha modificato e rinnovato non solo il linguaggio ma soprattutto il sentire politico. Fatto sta che il blog è tra i più frequentati al mondo. Fatto sta che la coppia formata con Beppe Grillo (il giorno e la notte, il bianco e il nero, l’estroversione paradossale e l’autocontrollo maniacale) ha conseguito risultati che si sono consolidati nel tempo e ha continuato a funzionare anche dopo che il comico genovese ha fatto uno, due e anche tre passi indietro. La capacità di intercettare e convogliare il malcontento che i due co-fondatori hanno avuto ha del miracoloso, e questa innegabile abilità deve prescindere da qualunque altra valutazione.

Nel momento in cui tutti gli osservatori e i commentatori – nonché gli intimi e i diretti interessati – si domandano quali e quante ripercussioni subirà da domani in poi il M5S, sono pochissimi quelli che credono che non ci saranno grossi scossoni e che non prevedono crolli. Eppure  la macchina è ben avviata verso il futuro. Se il movimento perdesse la sua caratteristica di partito padronale sarebbe un bene, perché i partiti padronali finiscono sempre male. Di cosa ci si preoccupa? Le regole ferree che dovrebbero garantire continuità e stabilità al movimento di Casaleggio non hanno finora impedito che si verificassero spaccature, litigi, traumatiche e discusse espulsioni. Sarà così anche senza Casaleggio: quelle regole verranno rispettate e discusse o contraddette da alcuni come prima, i problemi verranno gestiti dai migliori tra i deputati e dal figlio dell’ideologo – legittimo erede – che ha già dimostrato di sapersela cavare come valido sostituto nell’azienda paterna. Non sarà riconosciuto come leader carismatico e non potrà mai sostituire il padre, ma è lecito pensare che la volontà di mandare avanti un’eredità importante ci sia tutta. Ereditare un partito politico nato dal “desiderio di migliorare la società”, come dichiarava Casaleggio, non è come ereditare un appartamento o del denaro: dal punto di vista morale tramandare delle idee significa educare e operare in vita affinché la discendenza sappia onorarle. Pare proprio che padre e figlio andassero perfettamente d’accordo.

La stessa considerazione può valere per i fedelissimi del movimento: da oggi in poi si sentiranno ancor più responsabili e desiderosi di far fede alle aspettative di chi se n’è andato e si sentiranno in dovere di dimostrare che un capo che dava ordini a un gruppo di marionette non è mai esistito se non nella fantasia dei detrattori. Difficile credere che i pentastellati non ricevessero direttive? Si, è difficile, del resto la stessa cosa accade in altri partiti. Quel che conta è che è meglio per tutti sperare che i pentastellati superino tutti gli ostacoli e restino uniti: chi lo vuole un paese senza il M5S? Il panorama politico italiano è pietoso, l’offerta è deprimente, il Partito della Nazione non crolla neanche per sogno, perdiamoci pure la sola opposizione che ci rimane e buonanotte. Non sono una simpatizzante del movimento, ma di sicuro mi fa molto piacere che ci sia. Meglio poco che niente, per carità.

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