I mattini grigi della tolleranza

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I mattini grigi della tolleranza

I mattini grigi della tolleranza è il titolo di uno scritto quanto mai attuale di Michel Foucault apparso nel 1977 su Le Monde. Si tratta di una serie di osservazioni sul film di Pier Paolo PasoliniComizi d’amore“, un documento straordinario sulla sessualità e i suoi legami col potere e con i diritti uscito in Italia nel 1965. Qui sotto trascrivo la traduzione in italiano dell’articolo di Foucault.

Come nascono i bambini? Li porta la cicogna, nascono da un fiore, li manda il buon Dio o arrivano con lo zio calabrese? Guardate il volto di questi ragazzini, invece: essi non danno affatto l’impressione di credere a ciò che dicono. Coi sorrisi, coi silenzi, con uno sguardo distante che fugge a destra e a sinistra, le risposte alle domande degli adulti hanno una perfida docilità, rivendicano il diritto a tenere per sé ciò che si ama bisbigliare. La cicogna è una maniera di prendersi gioco degli adulti, di ripagarli con la stessa moneta della loro falsa recita: è la dimostrazione ironica e impaziente del fatto che la domanda non otterrà risultati, che gli adulti sono indiscreti, che essi non entreranno mai nel gruppo, e che tutto il resto i bambini continueranno a raccontarlo solo a se stessi. Così comincia il film di Pasolini. “Inchiesta sulla sessualità” è uno strano modo di tradurre “Comizi d’amore”: riunioni, o forse forum sull’amore. E’ il gioco millenario del convivio, ma a cielo aperto, sulle spiagge e sui ponti, in prossimità dei luoghi in cui avvengono omicidi, con dei bambini che giocano a palla, con dei ragazzi che si allenano, bagnanti che s’annoiano, gruppi di prostitute lungo un viale, operai all’uscita di una fabbrica. Molto lontano dalla confessione, lontanissimo dall’indagine durante la quale si scava nel profondo delle cose garantendo la discrezione, si tratta di messaggi di strada sull’amore. Dopo tutto, la strada è la forma più spontanea della convivialità mediterranea. Al gruppo che se ne va in giro o che sta oziando Pasolini – come per caso – tende il suo microfono: pone una domanda sull’amore, entra in quel territorio indeciso nel quale s’intersecano il sesso, le coppie, il piacere, la famiglia, i fidanzamenti con le loro regole, la prostituzione con le sue tariffe. Qualcuno si decide, risponde esitando un poco, poi si rassicura, parla anche per gli altri, che si avvicinano e approvano o borbottano abbracciati, viso contro viso: le risate, la tenerezza, un poco di febbre attraversano velocemente i corpi che s’accalcano o gironzolano. Essi parlano di loro stessi con tanto più ritegno e distacco quanto più il contatto tra i corpi è vivace e caldo: gli adulti si riuniscono e discutono, i ragazzi parlano poco e si avvinghiano gli uni agli altri. Pasolini intervistatore fa un passo indietro, Pasolini cineasta si mette a guardare e ad ascoltare. Il documento non può essere apprezzato e compreso se si presta attenzione più a ciò che viene detto che a ciò che si tace. Dopo il lungo regno di ciò che molto frettolosamente chiamiamo “la morale cristiana”, ci si poteva aspettare un ardore sessuale nell’Italia dei primi anni ’60? Niente affatto. Ostinatamente, tutte le risposte sono formulate in termini di diritti: pro o contro il divorzio, pro o contro la sottomissione ai mariti, pro o contro l’obbligo per le ragazze di conservare la verginità, pro o contro la condanna dell’omosessualità. Come se la società italiana dell’epoca – in bilico tra i segreti della penitenza e le prescrizioni della legge – non avesse ancora trovato le parole per raccontare il sesso, come oggi fanno diffusamente i nostri media. “Non parlano? Hanno paura di farlo” spiega banalmente lo psicanalista Musatti, così come fa Moravia, interrogati da Pasolini durante la registrazione del film. Ma è chiaro che Pasolini non ci crede affatto. Credo che ciò che attraversa il film non sia l’ossessione per il sesso ma una specie di timore storico, un’esitazione premonitrice e confusa di fronte a un regime che proprio allora stava nascendo in Italia: il regime della tolleranza. E’ lì che si evidenziano le divisioni, in quella folla che tuttavia si trova a parlare di diritti quando viene interrogata sull’amore. Divisioni tra uomini e donne, contadini e cittadini, ricchi e poveri? Si, certamente, ma soprattutto tra i giovani e tutti gli altri. Questi ultimi temono un regime che sovvertirà tutti gli adattamenti, dolorosi e sottili, che avevano assicurato l’ecosistema del sesso: il divieto del divorzio che parte da un presupposto di diseguaglianza tra uomini e donne, il bordello che serve da luogo complementare alla famiglia, il prezzo della verginità , il costo del matrimonio. I giovani affrontano il cambiamento in modo molto diverso, non con grida di gioia ma con una mescolanza di gravità e di diffidenza perché sanno che esso è legato a trasformazioni economiche che rischiano assai di rinnovare le diseguaglianze dell’età, della fortuna e dello status. In fondo, i mattini grigi della tolleranza non incantano nessuno, e nessuno vede in essi una festa del sesso. Con rassegnazione o furore i vecchi si preoccupano: che fine farà il diritto? E i giovani con ostinazione rispondono: che fine faranno i diritti, i nostri diritti? Il film può servire da punto di riferimento. Un anno dopo Mamma Roma, Pasolini prosegue con quella che diventerà, nel suo cinema, la saga dedicata ai giovani.

 

 

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