Il calendario Pirelli esce in versione femminista

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Il calendario Pirelli esce in versione femminista

Da Serena Williams a Patti Smith: le prime foto del Calendario Pirelli 2016

L’edizione 2016 del calendario Pirelli è stata affidata per la seconda volta agli scatti della grande fotografa Annie Lebovitz, che nel suo studio newyorchese lo scorso luglio ha ritratto 13 donne di successo.  

Il calendario Pirelli esce in versione femminista, così pare e così dicono. L’idea di partenza è stata quella di rappresentare un’immagine femminile che esaltasse il carattere e non l’esteriorità, dando rilievo alla bellezza del talento e/o del successo. Sparite le modelle di professione, le donne stavolta sono state ritratte in bianco e nero e senza l’uso di photoshop dalla notissima fotografa newyorkese Annie Lebovitz. Le 13 prescelte hanno varie caratteristiche in comune: hanno raggiunto un importante traguardo nella vita, sono quasi tutte amiche o conoscenti della Lebovitz, nessuna di esse è nata in Europa, ben 9 sono americane, e ben 11 abitano negli States, prevalentemente a New York.

Da Serena Williams a Patti Smith: le prime foto del Calendario Pirelli 2016

Per la musica c’è Patty Smith, per lo sport la tennista Serena Williams, per la cultura la Presidente emerita del MoMa di New York Agnes Gund, per il mondo degli affari ci sono Mellody Hobson – moglie di George Lucas – che dirige la società cinematografica Dreamworks Animation, e Kathleen Kennedy, la produttrice americana nipote di Joseph e Rose Kennedy. Per l’arte ci sono Yoko Ono e Shirin Neshat: la prima – nata a Tokio ma residente a NY dalla fine della seconda guerra mondiale – è più nota per la lunga relazione con John Lennon che per la sua arte visuale; la seconda lasciò l’Iran nel 1974 e da allora vive e lavora a New York dove ha ottenuto numerosi riconoscimenti per la sua produzione artistica, incentrata sulla figura femminile nella cultura islamica. Per il cinema c’è una regista indipendente, Ava Duvernay, e le attrici Yao Chen – cinese, ambasciatrice UNHCR – e Amy Schumer, attrice comical’unica fotografata senza vestiti. Per la comunicazione c’è un’influencer di grande successo, una blogger diciannovenne che si chiama Tavi Gevinson e che si occupa di moda da quando era appena dodicenne. Al mese di maggio c’è la foto di Fran Lebowitz, opinionista anticonformista ed elegante (veste solo abiti di foggia maschile confezionati su misura) famosa presso il grande pubblico per aver ingaggiato un’ appassionata campagna a favore dei fumatori. La Lebowitz da giovane scriveva per la rivista Interview di Andy Warhol, è molto sarcastica e le sue battute sono perfette per il cinema di Woody Allen. C’è anche Natalia Vodianova, la sola modella tra le tredici protagoniste, scelta non per il suo lavoro bensì per il suo serio impegno umanitario. Ecco, lei è russa e non vive a New York ma abita a Parigi.

Da Serena Williams a Patti Smith: le prime foto del Calendario Pirelli 2016

Il patinatissimo e raffinato calendario è stato presentato a Londra alla presenza di ospiti, giornalisti e collezionisti provenienti da tutto il mondo. Non c’è da meravigliarsi che rappresenti un tipo di donna non comune, anzi, decisamente fuori dall’ordinario. Nessuna donna comune può identificarsi con le signore scelte quest’anno, e neanche può considerarle come modelli da seguire o da imitare, perché si tratta di personaggi che sono quasi tutti rappresentativi di un mondo élitario, privilegiato e distante il cui codice d’accesso raramente si ottiene. La stampa italiana ci presenta queste donne come “toste”. Senza nulla togliere al loro indiscutibile valore, se fossi una giornalista scriverei che solo un paio di esse sono riuscite a non lasciare il mondo così come lo hanno conosciuto, e scriverei che c’è una grande differenza tra la vocazione e il desiderio di conquista, e scriverei che The Cal è molto simile a una sede diplomatica, a un’ambasciata, nel senso che è una zona franca, non appartiene a nessun luogo. Scriverei anche che il calendario di quest’anno fa rimpiangere i bellissimi nudi femminili del passato, democratici e rasserenanti: a guardarli ci si rallegrava perché la bellezza – oltre a far paura – fa allegria. Di fronte alle straordinarie donne ritratte dalla Lebovitz si capiscono tre cose: la prima è il carattere del tutto artificiale della realtà,  la seconda è l’obbligo morale di occupare al meglio il tempo e di occuparlo tutto, perché per chi sta al centro del mondo il massimo del disvalore è senz’altro la pigrizia; la terza è che le gioie della scoperta, della purezza e della rivelazione improvvisa non sono una questione geografica e non albergano necessariamente dove c’è molto denaro.

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