Il pensiero confuso di Fusaro

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Il pensiero confuso di Fusaro

Un post di Diego Fusaro ha scatenato una piccola querelle riguardo alla conquista dei diritti civili del popolo greco LGBT. Una discussione debole e poco appassionante solo in apparenza.

Il pensiero confuso di Fusaro rispecchia pienamente il clima generale. Un suo post su Il Fatto Quotidiano ha scatenato una piccola querelle riguardo alla conquista dei diritti civili del popolo greco LGBT. Una discussione debole e poco appassionante solo in apparenza. Secondo i suoi detrattori Fusaro non può che essere – a scelta –  un fascista, un omofobo o uno stalinista. Credo non rientri in nessuna delle tre categorie. D’altra parte credo anche che la cosiddetta sinistra contemporanea – quella del politically correct – ridotta a fare l’assist al sistema eurocratico, fatichi moltissimo a mantenersi a galla, per cui se le togli la bandierina del progressismo di facciata la uccidi. Fusaro col suo teorizzare traballante le offre su un piatto d’argento la possibilità di insorgere e di sentirsi viva. Detto questo, probabilmente Fusaro è solo un populista, probabilmente è quello che ci meritiamo oggi, è un critico prêtàporter dell’ideologia neoliberista che della dialettica marxiana fa polpette facilmente assimilabili dai giovanissimi ma questo non vuol dire che egli condivida forme di discriminazione nei riguardi degli omosessuali, e sarebbe bene – prima di dare dell’omofobo a chicchessia – ci ricordassimo che omofobia significa discriminazione e razzismo. Fusaro da filosofo conosce benissimo il rapporto che intercorre fra struttura e sovrastruttura e sa bene che il pensiero dogmatico ha il difetto di concepire un mondo oggettivo che ci determina, eppure quando tratta l’argomento della sessualità si incarta, diventa dogmatico a sua insaputa e non ci fa bella figura. Gli è toccato perfino di dover spiegare meglio la sua posizione con un secondo post , in cui nega con forza che vi siano differenze e divisioni tra etero e omosessuali, senza riuscire a convincerci del fatto che per lui il sesso tra uguali non sia innaturale. Nei suoi scritti e nei suoi discorsi appare chiaramente l’idea che il potere della sessualità intesa come natura biologica si trasformi in un ostacolo da rimuovere. 

L’aspetto interessante della polemica riguarda il fatto che Fusaro voglia farci capire che i diritti civili non ci rendono per niente liberi in un contesto in cui il finanzcapitalismo ci toglie i diritti sociali. Il potere – o meglio il capitale – ha spogliato i diritti civili di tutto il loro contenuto politico separandoli dalla lotta di classe. Questo è vero, ma a Fusaro e ai suoi sostenitori dev’essere sfuggito che altri prima di lui queste cose ce le hanno dette in una maniera più raffinata, meno plateale e meno ambigua e gli è sfuggito anche il particolare che in Europa e non solo in Europa esistono movimenti LGBT che si sono accorti molto prima di lui di questa “appropriazione indebita” da parte dei governanti fintamente progressisti. Tali movimenti esigono che si stabilisca, tra la problematica psico-sessuale e quella socio-storica, il nesso che viene negato e occultato. Gli individui più accorti sanno bene che separare diritti civili e diritti sociali elargendo a piene mani i primi ed eliminando i secondi rientra negli schemi di un sistema che tende a rendere neutrali e passive le persone, accontentandole e dando loro l’impressione di vivere in una società tutt’altro che repressiva. Palliativi insomma: artifici.

La domanda che Fusaro pone nel titolo del suo primo e inaccettabile articolo è se i greci non avessero problemi molto più importanti da risolvere rispetto alla conquista di un diritto civile. La risposta non può che essere una: caro Fusaro, lei sta facendo lo stesso giochetto dei capitalisti, vuole separare! Non c’è alcuna differenza tra diritti civili e sociali, tra società e politica, tra lavoro, modi di produzione e sessualità, e quindi nessuna cosa esclude o prevarica l’altra. Un lavoratore omosessuale o transessuale è identico al lavoratore eterosessuale in tutto e per tutto, ha oppure non ha una coscienza di classe esattamente come un eterosessuale, e allora per quale ragione si deve stilare una classifica delle priorità? E perché un omosessuale dovrebbe aspettare ancora anni per vedersi riconosciuti diritti di cui i suoi simili godono normalmente?

 

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