Una leggina sul conflitto di interessi

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Una leggina sul conflitto di interessi

Una leggina sul conflitto di interessi noi ce l’abbiamo, risale al 2004 e porta la firma di Frattini. E’ pessima, insufficiente, piena di lacune e di omissis. Si vede da come vanno le cose. Ci sono un bel po’ di ottimi ddl che giacciono nel Palazzo e che aspettano di essere approvati. E quando mai toglieranno la polvere a quelle proposte di legge? Non conviene. In Francia e in Gran Bretagna un politico di rilievo che si trovasse coinvolto per ragioni familiari in un caso come quello di Banca Etruria sarebbe costretto alle dimissioni perché lì una vera legislazione in merito ce l’hanno e la devono rispettare, anche se il conflitto non è accertato ma l’interferenza semplicemente sembra influenzare l’esercizio imparziale dell’attività politica.

Il caso Boschi, piaccia o no, è tutt’altro che archiviato e ne vedremo ancora delle belle. Il conflitto di interessi c’è, o meglio ci sarebbe e sarebbe intollerabile se non fossimo in Italia. Basta a provare il contrario la strenua difesa dell’onorabilità di un padre che da ragazzo era un ottimo camminatore? Basta sapere che la ministra abbia perduto – come azionista della banca Etruria – la cifra da capogiro di circa 1500 euro? Questo elementare escamotage dovrebbe dimostrare che ci sia cascata come un cittadino qualunque? Il papà e il fratello (anche lui dipendente di Etruria con la moglie) non hanno concesso il permesso di rendere pubblici i loro redditi, quindi non si sa se avessero obbligazioni o azioni dell’istituto di credito. Non basta a fugare i tanti dubbi neanche il fatto che la ministra non fosse presente quando il decreto salvabanche fu varato, il 16 novembre 2015. Le direttive governative sul decreto vennero approvate precedentemente, e la Boschi non solo era presente e vigile ma scrisse anche la lettera di accompagnamento degli indirizzi del decreto legge, lettera che fu inviata secondo la prassi alle comissioni competenti. Il giorno del varo del decreto ovviamente si occupò d’altro. In Italia queste furberie sono considerate modelli di discrezione.

Pier Luigi Boschi diventò vicedirettore di Banca Etruria due mesi dopo la nomina a ministro della figlia, quando era stato già multato l’anno precedente per 140 mila euro per violazione delle direttive della dirigenza e delle regole sulla trasparenza. Come mai quella nomina? Boschi era stato dal 2004 fino al 2010 presidente della Confcooperative aretine, si suppone che in qualità di vicepresidente avrebbe potuto in qualche modo proteggere o garantire i rapporti che intercorrevano tra la banca e le coop. Si dice che papà Boschi, papà Renzi e qualche membro del governo oggi non possano dormire sonni tranquilli: potrebbero aver ricevuto un bel po’ di crediti – in violazione delle previsioni del  Testo unico bancario – per le società del cui direttivo facevano parte. Il padre della Boschi era nel CdA di parecchie società. Se queste voci risultassero fondate il governo dovrebbe affrontare un bel terremoto. Intanto chi indaga sul crac di Banca Etruria? Il Pm Rossi, consulente del governo Renzi agli affari giuridici.

Papà Boschi, i componenti del CdA di Banca Etruria, l’ex presidente Rosi e l’altro ex vicepresidente – Berni – rischiano di essere indagati per aver commesso negligenze, omissioni, abusi e violazioni e per non aver rispettato le richieste della Vigilanza. La banca – oltre al resto –  continuava ad erogare emolumenti sostanziosi ai manager anche nel pieno della crisi, in barba alle disposizioni. In un solo anno una gestione spregiudicata ha fatto sì che un buco di 81 milioni di euro crescesse fino a 526 milioni. Al momento del commissariamento nel febbraio 2015 il passivo era di 3 miliardi.

Dalla prima Repubblica i rottamatori hanno ereditato parecchio, il succo concentrato del vecchio sistema lo beviamo anche oggi, privato delle vitamine: rispetto al passato in quel succo mancano acume, intelligenza strategica e cultura politica, altrimenti non sarebbe stato possibile gestire così maldestramente la faccenda delle banche popolari. Il risultato del pastrocchio è che Renzi e Boschi oggi sono in difficoltà e il salvataggio ha rovinato non solo le banche stesse (adesso chi investirà i propri risparmi in quegli istituti di credito?) ma anche migliaia di cittadini incolpevoli.

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