L’efficienza teutonica è proverbiale

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L’efficienza teutonica è proverbiale

Una tragedia annunciata: Lufthansa era al corrente dei problemi psichici di Andreas Lubitz e malgrado ciò gli ha consentito di lavorare. Anche se Lubitz fosse stato diabolicamente abile nel nascondere le sue reali condizioni dando l’impressione che tutto fosse sotto controllo, non è accettabile che la compagnia aerea possa aver affidato centinaia di persone nelle mani di un pilota che stava seguendo una terapia farmacologica di tipo psichiatrico.

L’efficienza teutonica è proverbiale. Sarà, ma credo che almeno per quel che riguarda la Lufthansa, grande e invidiabile compagnia aerea, da oggi più che di efficienza si possa parlare di incoscienza bella e buona. Le notizie su Andreas Lubitz adesso sono più precise e rivelano che la compagnia aerea fosse al corrente della malattia psichica del co-pilota, che come ormai tutti sanno aveva ricevuto perfino un attestato di eccellenza per la sua professionalità. Dunque basta essere precisi, ligi, seri e abili nel mestiere per eccellere in Germanwings, e poco importa se c’è qualche problema psichico e si sta seguendo una terapia farmacologica: cosa potrebbe mai accadere affidando un centinaio di individui a uno che è sotto cura per disturbi psichiatrici pesanti? L’abbiamo visto tutti, soprattutto le vittime e i loro congiunti hanno pagato con la vita e con uno strazio indicibile la superficialità e la noncuranza di organi competenti, vale a dire di coloro che sono preposti a vigilare, controllare, prevenire. Lubitz il 10 marzo era stato nella clinica di Dusseldorf dove era in cura, il medico aveva redatto un certificato medico che il giovane paziente ha strappato non appena uscito in strada: evidentemente su quel certificato c’era scritto qualcosa che avrebbe allarmato i datori di lavoro del pilota.

Affidiamo la vita non solo a piloti perfettamente sani, ma anche a piloti che bevono, che sniffano cocaina, che assumono psicofarmaci perché magari sono solo stressati, gravati come tutti gli esseri umani da problemi e ansie: è quanto emerge da fonti attendibili. Pare che prima del controllo medico annuale i piloti facciano in modo da nascondere ogni magagna e di presentarsi alla visita in ottima forma, in maniera da non incorrere in sanzioni (nei casi non seri) e licenziamenti (nei casi gravi). Pare anche che questa famosa visitina annuale riguardi soltanto l’aspetto fisico dei piloti e del personale di bordo, non quello psicologico, neanche si trattasse di tassisti. Le sanzioni inoltre sono davvero poca roba se un pilota viene beccato ubriaco: sta un giorno a terra, e una volta smaltita la sbornia lo si lascia ripartire. Non si tratta ovviamente di una prassi che riguarda solo la compagnia aerea tedesca, essa è comune a tutte le altre. Praticamente l’orribile eccidio compiuto da Andrea Lubitz è servito a farci sapere che quando voliamo non dobbiamo entrare in ansia al decollo e all’atterraggio (le fasi critiche di un volo) né temere perturbazioni, guasti e scricchiolii: dobbiamo pregare che chiusi in cabina di pilotaggio ci siano due uomini con la testa sulle spalle, sobri, non impasticcati, sereni.

E’ probabile – ma non auspicabile – che Lufthansa tenti nelle prossime settimane di minimizzare la gravità dello stato di salute in cui versava Lubitz, per ovvie ragioni. Chiunque di noi fosse malauguratamente parente di una delle 149 vittime del disastro farebbe una sola cosa: intenterebbe immediatamente causa alla compagnia. A questo punto, più che prendersela con un ragazzo di 27 anni con serissimi problemi mentali è più sensato attribuire ogni responsabilità per quanto è accaduto ai controllori, che non sono stati in grado di evitare una tragedia annunciata.

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