Un Rolex non si addice ai no-Expo

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Un Rolex non si addice ai no-Expo

 

Un Rolex non si addice ai no-Expo. Una bella ricerca di mercato aiuterebbe l’AD della Rolex piuttosto che di Louis Vuitton a capire una volta per tutte che quei beni di lusso che un tempo rappresentavano lo status di seri professionisti, onesti industriali, attori, cantanti lirici, divi e dive del cinema e della musica pop oggi sono diventati tratti di distinzione sociale per tutt’altro genere di tipi umani. Una volta stabilito che il Rolex lo portano anche i faccendieri, i corrotti e i mafiosi l’AD non commetterebbe più la leggerezza di dichiarare pubblicamente il suo disappunto a nome della prestigiosa  maison per l’accostamento tra un certo orologio e il disadattato che distrugge vetrine e appicca il fuoco. Con la sua lettera aperta al governo, l’AD ha dato la stura a due diversi tipi di critica.

La prima critica riguarda l’etica: l’AD non si è preso la briga di scrivere lettere per prendere le distanze dall’onorevole Lupi e da Perotti quando hanno trattato il  prezioso orologio a mò di mazzetta o di oliatore. Del resto non s’è mai sentito nessuno rammaricarsi per i Rolex,  le borse di marca, le scarpe da migliaia di euro indossati da personaggi poco limpidi. Elasticità imprenditoriale e rassegnazione in certi casi vincono sulla necessità di tutelare l’onore del brand.

La seconda critica è la più pesante, e parte da un interrogativo : ma è possibile che un vero esponente della fascia più radicale ed estremista del movimento anti-sistema vada in giro a sfasciare e a incendiare indossando un Rolex col rischio serissimo di fracassarlo? Non è possibile. Anche se falso, quell’orologio costa parecchio. Se uno lo fa, significa che sa di non dover subire attacchi fisici, sa che non prenderà una sola bastonata, sa che una volta svolto il lavoro – chirurgico, pulito – andrà via indisturbato. Si vede bene dalla foto che si tratta di una donna. Il dubbio che quei violenti fossero completamente estranei al movimento no-expo a questo punto può trovare uno spunto per diventare certezza, quindi nel momento in cui la foto di quel polso comincia a circolare si interviene prima che i malpensanti mettano in moto il loro cervello bacato e si propone una narrazione dei fatti plausibile e comoda: si parla di teppistelli figli di papà e per giunta se ne intervista uno a caso, il più sciocco tra gli sciocchi, in modo da stancare perfino i più tignosi: alla fine quelli che sfilavano per strada a Milano erano una massa di agiatelli senza reali problemi, e gli sfasciatori erano così tanto ricchi da infischiarsene di rompere il Rolex d’oro, tiè.

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